Rohingya: dopo la pioggia di critiche, arriva (finalmente) la condanna di Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi ha finalmente rotto il silenzio. La leader de facto del Myanmar si è espressa sul dramma dei Rohingya, la minoranza musulmana che sta fuggendo dal Paese alla volta del Bangladesh, per salvarsi dalle persecuzioni dell’esercito birmano. Tante le critiche piovute nei giorni scorsi sul Premio Nobel per la Pace.

Myanmar leader Aung San Suu Kyi condemns all rights violations in Rakhine State https://t.co/N8GsIYVHuA pic.twitter.com/7xo6X9STsL— Reuters Top News (@Reuters) 19 settembre 2017“C‘è stata molta preoccupazione in tutto il mondo per quanto riguarda la situazione nello stato di Rakhine’‘, ha spiegato la 72enne, assente di lusso all’Assemblea Generale dell’Onu. “Non è intenzione del governo birmano attribuire la colpa o negare le responsabilità. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza illegittima. Ci impegniamo al ripristino della pace, della stabilità e dello stato di diritto in tutto il Paese. Le forze di sicurezza sono state incaricate di rispettare rigorosamente il codice di condotta nell’esecuzione delle operazioni di sicurezza, di esercitare tutte le dovute misure per evitare danni collaterali e il ferimento di civili innocenti”.

Secondo l’Onu sarebbero oltre 400.000 i Rohingya che sono stati costretti a fuggire verso il Bangladesh da fine agosto, quando i militari birmani hanno iniziato la violenta repressione, definita dalle Nazioni Unite come una vera e propria ‘‘pulizia etnica’‘.

Rohingya Muslims fleeing a Myanmar military offensive tell of new violence; call for Myanmar sanctions https://t.co/JnPzmun9lJ pic.twitter.com/O2WQoOOm8M— Reuters Top News (@Reuters) 19 settembre 2017
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