L'accusa dell'ONU: in Burundi crimini contro l'umanità

Crimini contro l’umanità. Sarebbero stati commessi in Burundi dall’aprile 2015 e sarebbero attribuibili anche a funzionari statali di alto livello, membri di polizia ed esercito, agenti dell’intelligence nazionale ed esponenti della lega giovanile del partito di governo. L’accusa arriva dalla commissione di inchiesta delle Nazioni Unite che a Ginevra ha reso noto un rapporto di una trentina di pagine.

“Queste violazioni – spiega Fatsah Ouguergouz, presidente della Commissione d’inchiesta – includono arresti e detenzioni arbitrari. Atti di tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti, esecuzioni extragiudiziali, stupri e altre forme di violenze sessuali oltre a sparizioni forzate”.

La Commissione ha formalmente chiesto alla Corte Penale internazionale di aprire rapidamente un’inchiesta su quel che sta accadendo nel Paese.

Il documento si basa su circa 500 testimonianze di burundesi fuggiti all’estero. Due anni fa nel Paese dell’Africa dell’est venne rieletto per il terzo mandato il presidente Pierre Nkurunziza. Le manifestazioni dell’opposizione, che contestava al capo di Stato di aver violato il limite dei due mandati consecutivi stabiliti dalla Costituzione, furono represse. Da allora il Burundi è diventato teatro di violenze. L’ONU conta tra le 500 e le 2.000 vittime. Almeno quattromila le persone costrette all’esilio.
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