Casa Bianca: la folle telefonata di Scaramucci

E’ il sogno di ogni giornalista. Ricevere la telefonata di uno dei collaboratori più importanti del presidente degli Stati Uniti e sentirlo sparlare dei suoi colleghi usando un linguaggio forte, dimenticandosi di precisare al giornalista che si tratta di una conversazione privata e quindi niente deve trapelare.

E’ quanto successo mercoledì scorso a Ryan Lizza, giornalista del New Yorker. A chiamarlo Anthony Scaramucci, nuovo responsabile della comunicazione della Casa Bianca scelto personalmente da Donald Trump nonostante la ferma opposizione del capo di gabinetto Reince Priebus e del responsabile dell’ufficio stampa Sean Spicer (che si è dimesso). Non è un segreto che Scaramucci – finanziere newyorkese senza alcuna esperienza nella comunicazione – e Priebus si detestino e che quest’ultimo abbia provato per mesi a bloccare l’ingresso di Scaramucci nello staff della Casa Bianca.

Mercoledì Lizza ha scritto un tweet in cui annunciava che quella sera il presidente Trump avrebbe cenato con sua moglie, Scaramucci, Sean Hannity, presentatore televisivo di Fox News, e con Bill Shine, ex dirigente di Fox News. Un’informazione riservata, di cui solo uno stretto collaboratore di Trump poteva essere a conoscenza. Per Scaramucci una prova evidente che i suo rivali alla Casa Bianca stavano complottando contro di lui. Il nuovo responsabile della comunicazione ha quindi deciso di telefonare al giornalista per chiedergli chi era stato a metterlo al corrente della cena. “Chi te lo ha detto?“, si è sentito chiedere Lizza, che poi ha riportato sul New Yorker l’intera conversazione con Scaramucci.

Al rifiuto del giornalista di rivelare la sua fonte, Scaramucci è esploso: “Sai cosa farò allora? Eliminerò tutte le persone nel mio staff e ricomincerò tutto da capo. Io gli chiedo di non dire niente alla stampa ma loro non riescono a farne a meno. Tu sei un cittadino americano, questa cosa è una catastrofe immane per l’America. Quindi ti chiedo in quanto patriota americano di farmi capire chi è che fa trapelare queste notizie”.

“E’ stato un assistente del presidente a dirtelo?”, lo ha incalzato ancora Scaramucci. Al nuovo rifiuto di Lizza di svelare l’identità del suo informatore è seguita un’altra tirata: “Ok, allora sai che faccio? Li licenzio tutti, così non avrai protetto nessuno perché tutti dentro quell’edificio saranno licenziati entro le prossime due settimane. Ho chiesto a queste persone di non dire niente alla stampa almeno per un poì, di concedermi almeno un periodo di tranquillità. Niente. Saranno tutti licenziati da me. Ho licenziato un tizio l’altro giorno. Ce ne sono tre o quattro che licenzierò domani. Arriverò alla persona che ha parlato con te. Reince Priebus – se vuoi fai trapelare questo – si dimetterà molto presto“.

Poi Scaramucci ha accusato direttamente Preibus, secondo lui responsabile della “soffiata” al giornalista perché non invitato alla cena con il presidente. “Reince è un cazzo di paranoico schizofrenico. ‘Oh, c’è anche Bill Shine’, avrà pensato. ‘Fammelo raccontare ai giornali così vediamo se posso fermarli e rompergli il cazzo così come ho fermato e ho rotto il cazzo a Scaramucci per sei mesi’”. Ad irritare Scaramucci aveva contribuito anche un articolo apparso sul sito di news politico.com in cui compare il modulo con cui Scaramucci ha certificato la sua situazione finanziaria prima di accettare l’incarico alla Casa Bianca. Un’informazione pubblica e quindi accessibile a chiunque. Scaramucci però non ne era al corrente al momento della telefonata con Lizza e anche in questo caso ha puntato il dito contro Priebus: “E’ un crimine. Ho già chiamato l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia“, ha rivelato Scaramucci all’incredulo giornalista.

“Il sistema non lo distruggerà“, ha continuato Scaramucci passando alla terza persona. “Stanno cercando di resistermi, ma non ce la faranno. Non ho fatto niente di sbagliato, quindi possono andare a farsi fottere”. Quindi ha tirato in ballo anche Steve Bannon, consigliere di Trump ed ex editore del sito di news Breitbart: “Io non sono come Steve Bannon. A me non interessa farmi i pompini da solo, costruirmi un mio brand personale usando la cazzo di forza del presidente. Io sono qui per servire il Paese”.

Poi di nuovo su Priebus: “Non ha capito che io rispondo direttamente al Presidente. E ho detto al Presidente: ecco quali sono le quattro o cinque cose che Priebus mi farà. Quello che voglio fare è ammazzare tutte le persone che parlano con la stampa, così da mettere l’agenda del presidente sui giusti binari. Io sono appena arrivato. Farò pulizia molto presto. Perché li ho incastrati. Grazie all’Fbi e al Dipartimento di Giustizia ho le impronte digitali di questi tizi su tutto quello che hanno fatto. Saranno indagati, condannati”.

Infine si è congedato: “Fammi andare, devo twittare un po’ di cose per fare impazzire questo tizio“. Qualche minuto dopo è apparso il primo tweet: “Alla luce della fuga di notizie sulle mie finanze, che è un reato, contatterò l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia”. Il tweet, dove era menzionato anche l’account di Priebus (@Reince45), è stato poi cancellato e Scaramucci ha corretto il tiro, precisando che “tutti i funzionari dell’amministrazione stanno dando una mano a fermare le fughe di notizie”.

Dopo la telefonata Lizza è apparso come ospite alla Cnn per spiegare la situazione alla Casa Bianca. Durante l’intervento del giornalista è arrivata una telefonata di Scaramucci, che ha completato la sua inversione a U su Priebus: “È il capo dello staff, è la persona che deve capire le cose, scoprire le cose e aiutarmi dentro la Casa Bianca, per questo l’ho menzionato nel tweet. Se poi tutti leggono quel tweet e pensano che io stia accusando lui di essere la talpa, è perché i giornalisti sanno chi parla con loro. Quindi se Reince vuole spiegarci che non è la talpa, faccia pure“.

Quando la trascrizione della telefonata con Lizza è apparsa sul New Yorker, Scaramucci ha twittato ancora per scusarsi del linguaggio utilizzato nella conversazione: “Qualche volta uso un linguaggio colorito. Non la farò più ma non rinuncerò a lottare per l’agenda del Presidente”. In chiusura l’immancabile accusa ai giornalisti: “Ho sbagliato a fidarmi di un cronista. Non succederà più”.

I sometimes use colorful language. I will refrain in this arena but not give up the passionate fight for realDonaldTrump’s agenda. #MAGA— Anthony Scaramucci (Scaramucci) 27 luglio 2017

I made a mistake in trusting in a reporter. It won’t happen again.— Anthony Scaramucci (@Scaramucci) 28 luglio 2017
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