Turchia: testimonianze della notte del fallito golpe

La notte del 15 luglio raccontata da due testimoni.

Samet Dogan, giornalista e corrispondente di guerra, ha assistito alla battaglia sul Bosforo:“Subito dopo essere scesi dall’auto sotto il ponte, abbiamo sentito degli spari provenire dal ponte e ci siamo nascosti dietro la macchina.

Quando sono arrivato sul ponte mi è sembrato di assistere a una scena di guerra, come quelle che avevo visto durante le mie precedenti missioni in Medio Oriente. C’era gente che moriva sui fronti, dei ragazzini in motocicletta cercavano di soccorrere i feriti gravi, alcuni dei quali senza gambe, li prendevano e li trasportavano in ospedale. Quella notte sono stat i usati anche i carri armati, sono stati sparati anche colpi di cannone contro i civili. Le persone che sapevano quanto la Turchia avesse sofferto a causa dei colpi di stato si sono raccolte lì quella notte e non hanno arretrato. Era come una scena di guerra accelerata con carri armati, caccia, e armi pesanti”.

All’aeroporto di Istanbul, un insegnante affronta i carri armati. Il suo nome è Metin Doğan, dalle autorità turche è considerato come un eroe:“Ho pensato che se la gente avesse visto una persona schiacciata da un carro armato durante una diretta televisiva si sarebbe precipitata in strada per resistere, senza esitare. Mi sono diretto rapidamente in aeroporto. C’erano due carri armati che andavano avanti e indietro di fronte all’aeroporto. Ho corso velocemente nella loro direzione. Mentre correvo gridavo “sono un soldato turco, tu che genere di soldato sei?”. Allora il carro armato ha avanzato e mi sono rapidamente sdraiato sotto di esso. In quel momento ho recitato la Kalima Shahadat, le parole di fede che i musulmani pronunciano prima della morte. Mentre il rullo del carro armato si avvicinava io mi sentivo totalmente in pace, i battiti del mio cuore tornavano a essere normali e anche la pressione sanguigna. Soltanto un secondo e avrei incontrato il creatore. Stava quasi per schiacciarmi e ho pensato, per me è la fine. Il rullo mi sfiorava la testa, la spalla. Dopo il 15 luglio mi ritengo già un uomo morto, ogni giorno può essere il mio ultimo giorno. Quindi da allora dedico il mio tempo al Paese, per renderlo più forte”.
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