Kersti Kaljulaid: "Fornire sostegno economico ai paesi che accettano i richiedenti asilo"

In quest’edizione di Global Conversation, euronews è a Tallinn, in Estonia, il paese Baltico che sarà nei prossimi sei mesi alla guida dell’Unione europea. Una responsabilità che arriva in un momento in cui il club a 28 affronta una serie di grosse sfide: crisi migratoria, Brexit, e una Russia minacciosa.

Abbiamo intervistato, su questi e altri temi, la presidente estone Kersti Kaljulaid, in carica come capo di Stato dallo scorso ottobre.

James Franey, euronews: Vorrei cominciare con una domanda sulla minaccia del governo italiano di chiudere i porti alle navi umanitarie straniere. Qual è la sua reazione, considerato che la crisi migratoria è in cima alle priorità in questo momento in cui lei assume la presidenza dell’Unione europea?

Kersti Kaljulaid, presidente estone: “Dobbiamo mettere fine a questa situazione in cui alcuni paesi non vogliono assumersi alcuna responsabilità, mentre altri paesi se ne fanno carico. Dobbiamo trovare un ponte fra i due diversi modi di pensare. Dopo tutto l’Unione europea per sua natura è anche un forte redistributore: redistribuisce risorse fra i paesi in modo che possano gestire meglio le difficili situazioni in cui si trovano. Penso che dobbiamo prendere in considerazione tutte le opzioni possibili. Dobbiamo anche capire questo: che le persone che vengono in Europa che hanno diritto d’asilo hanno determinate preferenze su dove andare. E dobbiamo discutere anche di questo, perché naturalmente in Europa possono muoversi liberamente, e tendono ad andare dove il loro reddito in futuro potrebbe essere più alto. Ed è umano. È una situazione molto comprensibile. Perché se hai perso tutto, se hai già perso la tua casa, cercherai di ottenere le migliori condizioni per te e la tua famiglia. I paesi a medio reddito si trovano di fronte a delle difficoltà qui. Dobbiamo discutere anche di questi problemi.

euronews: Lei ha menzionato “possibili opzioni” per far cambiare idea a questi paesi, che non stanno mantenendo le promesse fatte. Di che genere di opzioni parlava?

Kersti Kaljulaid: “Penso alla possibilità di fornire un maggiore sostegno economico a quei paesi che sono pronti ad accettare persone provenienti da altri paesi. D’altro canto, non bisogna mettere in difficoltà da un punto di vista morale quei governi, che rischiano di dover far fronte a polemiche sul fatto che i richiedenti asilo godano di un sostegno economico migliore dei cittadini poveri dei paesi d’accoglienza. Dobbiamo mettere tutti questi punti sul tavolo e discuterli a fondo. Ma non è una situazione che si risolverà da sola. È necessario essere in buona fede”.

The Government allocated one million euros to alleviate migratory pressure from Libya, in Italy https://t.co/1g3W7AzASk pic.twitter.com/IEoTfh9eZN— Estonian Government (@EstonianGovt) 3 luglio 2017

euronews: Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato – diciamo – “tiepido” riguardo i suoi impegni verso la Nato. Lei quanta fiducia ha nel fatto che supporti appieno l’alleanza?

Kersti Kaljulaid: “Trump si sfoga su Twitter, e le sue parole possono non essere accurate, o azzeccate come ci aspetteremmo, forse, o come speriamo che siano. Ma se si guarda al di fuori del mondo di Twitter, se si guarda l’intera politica del governo, è solida. Non ho assolutamente alcun dubbio che lo sia stata per tutti questi sei mesi. I messaggi che io e i miei colleghi in questa regione abbiamo ricevuto sono esattamente gli stessi. Non c‘è stato alcun tentennamento. E naturalmente ci sentiamo sicur,i perché tenersi pronti per via della presenza di un vicino imprevedibile non significa avere paura. Non stiamo tutti i giorni a pensare: ‘Che cosa succederebbe se…?’.

Noi abbiamo fiducia nella Nato. Abbiamo fiducia nei nostri alleati. E abbiamo un’alleanza fondata sui nostri valori democratici e sull’architettura della sicurezza internazionale. Rispettiamo tutti le nostre firme su contratti e accordi internazionali. È vero che c‘è un paese, nostro vicino, che purtroppo in questo momento non rispetta le sue firme su questi accordi internazionali”.

euronews: Sta parlando della Russia, che ha qualcosa come 300 mila soldati dispiegati sul suo fianco occidentale. Quali pensa siano le intenzioni di Putin?

Kersti Kaljulaid: “Quello cui Putin puntava già da prima della guerra in Georgia, in realtà, era di rinegoziare, riorganizzare esattamente questo: l’architettura di sicurezza internazionale costruita sull’Atto finale di Helsinki, che stabilisce che ogni paese ha il diritto di decidere con chi associarsi. Questo non gli piace, e vuole cambiarlo. In Georgia, credo che il mondo occidentale abbia fatto un errore perché non si sono accorti che stavano insegnando la lezione sbagliata. C’era stato in realtà un tentativo di rinegoziare prima, quando Medvedev era presidente, che si è risolto in un nulla di fatto. Ma poi in Georgia la Russia ha imparato che di fronte all’atto compiuto le reazioni sono relativamente timide. E così la valanga ha travolto anche la Crimea. E sono sicura che poi tutti hanno capito che cosa ci sia dietro. È una minaccia all’architettura della nostra sicurezza internazionale. Bisogna difendere il diritto di ogni paese di prendere le sue decisioni”.

euronews: Vorrei approfondire la questione dell’unità perché lo slogan di moda nell’Unione europea è che ‘siamo tutti uniti’. Abbiamo in effetti visto le divisioni sull’estensione delle sanzioni contro la Russia per via dell’Ucraina. Ma ce ne sono molte altre. Prendiamo ad esempio il gasdotto Nord Stream 2: 13 paesi si sono pronunciati contro a Bruxelles pochi giorni fa. Ma la Germania e la Francia sembrano sostenerlo pienamente. Qual è la sua posizione su quest’argomento?

Kersti Kaljulaid: “Il gas sta comunque perdendo importanza. E non si può tenere qualcuno ostaggio con i gasdotti. Naturalmente questo significa che non si possono garantire a nessuno entrate consistenti attraverso l’uso dei suoi gasdotti. E questo ci porta alla questione ucraina. NordStream 2 ci può essere oppure no, ma bisogna capire che la fornitura di gas sarà comunque diversificata attraverso altre opzioni in tutta Europa. La tecnologia evolve rapidamente”.

euronews: Lei pensa che Putin usi gas ed energia come strumenti per dividere l’Unione europea?

Kersti Kaljulaid: “Sicuramente cerca di sfruttare le minime crepe per infilarci un cuneo e mostrare che l’Europa non è unita”.

euronews: La premier britannica Theresa May ha fatto una proposta sui diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito dopo la Brexit. Credo che ci siano circa 10 mila estoni che vivono nel Regno Unito. Pensa che l’offerta che ha presentato sia sufficiente?

Kersti Kaljulaid: “Lo speriamo e siamo sicuri che il Regno Unito proteggerà i loro diritti”.

euronews: In che modo?

Kersti Kaljulaid: “Il Regno Unito è un paese democratico, un paese libero, che condivide i nostri valori, che resterà in Europa, che resterà nostro partner e alleato, anche dopo che la Brexit sarà una realtà. Non permetteremo ai negoziati di spezzare questi legami e questo non è l’obiettivo di nessuno in Europa, gliel’assicuro”.

euronews: Lei dice: “dopo che la Brexit sarà una realtà”. A Bruxelles c‘è chi pensa ancora che possa non esserci una Brexit.

Kersti Kaljulaid: “Mi piacerebbe molto che fosse così. Ma non vedo come possa accadere. Naturalmente non mi fa piacere vedere il Regno Unito lasciare l’Unione europea. Sono forse più triste per i britannici perché non penso che, anche economicamente, sia una decisione che avrà ricadute positive”.

#Estonia holds the presidency of the Council of the EU for the first time. Did you know that…pic.twitter.com/4Sf2knedDA— Vocal Europe (@thevocaleurope) 1 luglio 2017
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