Clima: una Bologna rovente per un G7 dimezzato

Il G7 del clima di Bologna, il vertice nato mezzo morto per l’uscita di scena degli Stati Uniti, è stato scandito dalle manifestazioni di Greenpeace, Legambiente, No Tav. Qualche tensione ma nessuno scontro all’ombra – poca – delle due torri. Significativo soprattutto il passaggio lampo di Scott Pruitt, controverso responsabile dell’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente, l’uomo che ha scientemente pianificato di buttare nel pattume gli accordi sul clima di Parigi, dai quali la Casa Bianca ha confermato il disimpegno due settimane fa.

Ma il Ministro per le Politiche Ambientali Gian Luca Galletti ha preferito restare positivo, insistendo sul fatto che il dialogo per arrestare il surriscaldamento climatico resta aperto: “Ma un risultato l’abbiamo già ottenuto perché continuiamo a parlare, continuiamo a parlare, a individuare soluzioni, a individuare obiettivi comuni. Credo che le posizioni espresse all’inizio rimarranno tali, su questo non c‘è dubbio. Ma credo anche che un passo in avanti verso un dialogo lo abbiamo sicuramente fatto” ha detto in conferenza stampa.

Oltre alla prematura “dipartita” del rappresentante degli Stati Uniti, il primo Paese al mondo responsabile del surriscaldamento climatico dopo la Cina, particolare la scelta del paladino francese dell’ambientalismo, il Ministro Nicolas Hulot, che a Bologna arriverà soltanto oggi, dopo aver seguito a Parigi la serata elettorale.

A Bologna oggi, per conto di #Trump, c‘è il nemico giurato dell’ambiente, Scott Pruitt, l’uomo che nega la scienza sul cambiamento climatico— Alan Friedman (@alanfriedmanit) 11 giugno 2017

US partners in G7 vow to pursue climate fight without Trump by AngusM1966 https://t.co/YY9i9Ob42k pic.twitter.com/UM4EAGqwJw— AFP news agency (AFP) 11 giugno 2017
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