Da Roma caput mundi uno sguardo al pianeta vivente

La Terra è a 149,6 milioni di chilometri dal Sole, ha circa quattro miliardi e mezzo di anni, è l’unico pianeta noto che ospita la vita. E’ diversa da tutti gli altri pianeti del sistema solare.

JOSEF ASCHBACHER, Direttore di EARTH OBSERVATION, ESA: “La Terra è un pianeta piuttosto particolare – un pianeta affascinante. Il 70% della superficie è coperta dall’acqua, ci sono i continenti che sono in realtà in movimento (placche tettoniche). Abbiamo un’atmosfera ricca di ossigeno, azoto, vapore acqueo. Tutto questo è fondamentale per avere la vita su un pianeta cosi’”.

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— Josef Aschbacher (AschbacherJosef) 13 avril 2017

A Roma ci sono ricordi concreti dell’acqua come liquido fondamentale per il pianeta. Diversamente da Marte e Venere la Terra ha la giusta temperatura e la pressione atmosferica corretta per consentire all’acqua di scorrere sulla sua superficie.

E ci sono i flussi sotterranei. Presso Villa Medici si trova l’unico acquedotto che è stato in uso costante fin dall’epoca romana.

Nell'Acquedotto Vergine per la realizzazione di un documentario tv – con Gabriele Scarascia Mugnozza (Università... https://t.co/EdCk3xTj1j— Sotterranei di Roma (@sotterraneiroma) 10 avril 2017

GABRIELE SCARASCIA-MUGNOZZA, Professore di ingegneria geologica, Università la LA SAPIENZA, Roma: “Siamo qui nell’acquedotto Vergine. Questo è un tratto di uno dei più importanti acquedotti che rifornisce Roma fin dal primo secolo prima di Cristo”.

Il flusso d’acqua è essenziale alla vita e svolge un ruolo vitale nella geologia del nostro pianeta, nel sottosuolo profondo.

GABRIELE SCARASCIA-MUGNOZZA: “L’acqua è un componente fondamentale nei magmi, è un componente fondamentale di tutti quanti i processi genetici delle rocce, sia vulcaniche, sia metamorfiche sia sedimentarie. Quindi è di primaria importanza per tutta quanta l’evoluzione del nostro pianeta Terra”.

Roma, detta la città eterna, con i suoi antichi monumenti sembra esistere da sempre.

E già i materiali che i romani hanno usato per le costruzioni un tempo scorrevano in fusione nelle viscere della Terra.

GABRIELE SCARASCIA-MUGNOZZA: “Roma è costruita in gran parte su rocce vulcaniche. I famosi sette colli non sono altro che i resti dei rilievi costituiti da questo tipo di rocce. Questa in particolare si chiama ‘tufo lionato’ proprio grazie al suo colore che sembra proprio quello della criniera di un leone”.

Quel che abbiamo usato per forgiare le nostre civiltà viene dalla terra sotto i nostri piedi. A guardar bene ci sono solo 3 elementi chiave.

GABRIELE SCARASCIA-MUGNOZZA: “Il nostro pianeta è fatto principalmente di ferro, silicio e ossigeno che praticamente costituiscono i tre quarti di tutti gli elementi in peso della Terra”.

La Terra ha un diametro di 12.742 chilometri, un po ‘più grandi di Venere e il doppio della stazza di Marte.

Molte delle nostre conoscenze sulla Terra sono recenti. Quando 500 anni fa questi globi presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica italiano venivano concepiti ancora si discuteva se il sole orbitasse attorno alla Terra.

NICHI D’AMICO, Prediente dell’Istituto Nazionale Italiano di Astrofisica: “Tutta la comprensione di come funziona il sistema solare, quindi di come funziona un sistema solare in generale, ovviamente è molto recente. Si parla di Galileo e Newton e poi tutto il resto e ovviamente ci ha dato una visione completamente differente: anticamente si pensava che la Terra fosse al centro dell’universo adesso invece si è visto che c‘è il sole al centro di un sistema planetario che si trova alla periferia di una galassia che a sua volta si trova alla periferia di una parte sperduta dell’Universo. Questo ci ha dato subito una visione differente di dove siamo e cosa siamo”.

La nostra visione di chi siamo e dove andiamo è migliorata dalla ricerca spaziale.

L’ ESA dispone di 15 satelliti di osservazione della Terra che forniscono di dati questo centro di controllo vicino Roma. Offrono una visione globale su tutto, dall’ umidità del suolo alla forza di gravità, e rivelano anche un sottile cambiamento nei poli magnetici.

MICHAEL RAST, HEAD OF EARTH OBSERVATION SCIENCE STRATEGY, Agenzia ESA: “Stiamo entrando nella sala di controllo della nostra rete di stazioni di terra. Quello che vedete qui sono le stazioni di terra di Kiruna, in Svezia, Matera nell’Italia del sud, Svalbard in Norvegia. Attualmente il polo magnetico sta migrando di 40 km l’anno, potrebbe generare una inversione polare. Ne abbiamo una ogni 700.000 anni e potrebbe essercene una fra poche migliaia di anni.”

#EartH2Observe General Assembly, Michael Rast from esa now presenting ESA's Earth Observation Programmes pic.twitter.com/4KVpJKEjDx

— EartH2Observe (EartH2Observe) 27 janvier 2016

Anche le piu’ remote aree del pianeta possono essere misurate in modo molto preciso dallo spazio.

Questo satellite, Cryosat, lanciato nel 2010, ha dimostrato il vero impatto del riscaldamento climatico sulle regioni polari.

MICHAEL RAST: “Lo scorso anno abbiamo avuto l’estate polare piu’ calda. Stiamo rapidamente perdendo i ghiacci polari. Al momento perdiamo ogni anno quasi 125 chilometri cubi di ghiaccio in Antartide e tre volte tanto in Groenlandia.”

La Terra è un pianeta molto dinamico, e molti dei cambiamenti che vediamo rientrano nei cicli naturali.

Eppure è diventato chiaro fin del secolo scorso che l’umanità impatta sulla Terra, le nostre emissioni di gas serra stanno alterando il clima.

JOSEF ASCHBACHER, DIRECTOR OF EARTH OBSERVATION, ESA : “Abbiamo trasformato il pianeta. È un fatto. La domanda adesso è: come possiamo capire meglio cosa succede e possibilmente evitare il danno maggiore per non distruggere completamente il pianeta? “

Il pianeta Terra continuerà ad evolversi e cambiare per miliardi di anni. Ma qual è il nostro ruolo e per quale futuro?

JEREMY WILKS, EURONEWS: “ Adesso per la nostra serie leggende dello spazio e per ricordare in tutto il 2017 i 60 anni dallo Sputnik con i protagonisti della conquista spaziale abbiamo scelto un ricordo dello Space Shuttle della NASA che fece il suo primo volo nell’ aprile 1981. L’astronauta Claude Nicollier ha volato sullo Shuttle quattro volte, ha quindi un nitido ricordo.”

CLAUDE NICOLLIER, ASTRONAUTA, ESA: “Quando si osservava ci si chiedeva, ma questo è veramente lavoro?’” “Ci volevano circa 8 minuti e mezzo per entrare in orbita.” “E ‘stato un bel tour, soprattutto nella prima fase, con tanta agitazione, poi la separazione dei razzi con enormi fiammate.

CLAUDE NICOLLIER, ASTRONAUTA, ESA: “Ogni istante l’accelerazione era di 30 metri al secondo di velocità, questo per un minuto e mezzo, per raggiungere i 28.000 chilometri l’ora.” “E poi via il motore principale per passare da 3G a Zero G in un secondo e mezzo, cosa abbastanza impressionante, soprattutto la prima volta che ti succede.”

“L’operatività dello Shuttle è stata davvero notevole, si poteva fare appuntamento con un satellite, raccoglierlo col braccio robotico, metterlo in stiva e riportarlo sulla Terra”.

CLAUDE NICOLLIER, ASTRONAUTA, ESA: “Per rientrare nell’atmosfera dall’orbita elittica in cui ci trovavamo bisognava assumere il giusto orientamento che doveva essere di 40 gradi”.

“Subito dopo aver superato il Mach 1 il comandante prese il controllo manuale e volò manualmente. Grande! Per un pilota era un sogno, un autentico sogno.”

JEREMY WILKS, EURONEWS: “Ed è tutto per oggi. Torneremo il prossimo mese ma intanto potete ternervi aggiornati con le altre notizie dallo spazio sul nostro blog space su Euronews.com”

EARTH ANIMATIONS COURTESY: @ZhengZoo
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