La Siria ha veramente smantellato il suo arsenale di armi chimiche?

Alla fine del 2013 viene portato a termine lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano dagli esperti dell’ Organizzazione Onu per la proibizione delle armi chimiche.

La distruzione dell’arsenale avviene anche grazie alla collaborazione del presidente siriano che consegna l’inventario delle armi chimiche.

Assad nega ogni responsabilità nell’attacco chimico contro Damasco del 21 agosto di quell’anno. Mette le mani avanti per timore che l’inquilino della Casa Bainca possa reagire.

Barack Obama, infatti, un anno prima, metteva in gurdia il regime siriano dall’uso di armi chimiche, parlando di una linea rossa da non oltrepassare.

Invece la linea rossa viene oltrepassata ma forse anche sull’onda di pressioni internazionali Gli stati Uniti non danno seguito alle minacce e viene invece trovato l’accordo per smantelare l’arsenale.

Assad mostra il volto più collaborativo che ha ma il regime è sospettato di avere usato più volte le armi chimiche in questi anni di conflitto.

La convenzione sulle armi chimiche per debellarne l’uso entra in vigore nel 1997; nell’ottobre del 2015 era stata ratificata da 192 stati membri.

La Siria la ratifica nel 2013, appunto, e come abbiamo visto smantella il proprio arsenale.

Se così in realtà non fosse, cosa può fare l’“Organizzazione Onu”:https://www.armscontrol.org/factsheets/cwcglance?

Può fare una raccomandazione, nei casi più gravi, può fare appello al Consiglio di sicurezza Onu e all’assemblea generale Onu.

La Siria non è nuova a essere oggetto di dibattito in sede del Consiglio di Sicurezza Onu, così è stato infatti lo scorso 28 febbraio, quando su iniziativa di Francia e Gran Bretagna il braccio esecutivo dell’Onu è stato chiamato a votare sanzioni contro Damasco per gli attacchi chimici perpetrati nei sei anni di guerra.

Russia e Cina, esercitando il proprio diritto di veto, hanno i fatto annullato la misura.

Tra gli attacchi chimici attribuiti al regime di Damasco ricordiamo quello al cloro contro Aleppo del settembre del’anno scorso.
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