Iran, a un anno dall'accordo sul nucleare fare affari per Teheran è ancora difficile

E’ passato esattamente un anno dall’accordo tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare. Politicamente è stato un successo. Ma, almeno dal punto di vista economico, non si stanno producendo gli effetti sperati.

L’accordo siglato a Vienna fu definito storico. “Credo che il mondo possa essere orgoglioso del fatto che questi negoziati multilaterali molto complicati abbiano prodotto un risultato che rende la regione meno pericolosa e il mondo intero più sicuro per quanto riguarda la proliferazione nucleare”, aveva detto il segretario di Stato americano John Kerry.

Con la fine delle sanzioni, la Banca Mondiale aveva previsto la ripresa degli scambi commerciali e investimenti esteri per oltre tre miliardi di dollari.

Nonostante le sanzioni economiche e finanziarie siano state eliminate ufficialmente sei mesi fa, fare affari con la repubblica islamica è ancora difficile.

Primo, perché Washington ha imposto altre sanzioni legate allo sviluppo di missili balistici da parte di Teheran. Poi, perché le banche iraniane stanno incontrando enormi ostacoli nell’effettuare transazioni internazionali.

E questo si ripercuote sugli interscambi. L’Iran – per fare un esempio – ha ordinato oltre cento aerei a Airbus (altrettanti a Boeing), ma non sono ancora stati consegnati perché le banche non concedono i crediti.

Ci sono ancora interpretazioni divergenti tra Europa e Usa sul supporto che le banche possono dare. Gli istituti sono molto prudenti: in passato Washington ha applicato multe di miliardi di dollari a chi aveva svolto attività finanziarie con Teheran.

I tentativi dell’amministrazione Obama di porre rimedio alla situazione sono stati bloccati da un Congresso a maggioranza Repubblicana profondamente ostile a Teheran. A novembre sarà eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti e non è detto che sarà la democratica Hillary Clinton.

“Se chi ha firmato l’accordo non terrà fede agli impegni, noi siamo del tutto pronti in qualsiasi momento a far ripartire in un breve lasso di tempo il programma”, ha dichiarato il presidente iraniano Hassan Rohani il 13 luglio in Tv.

L’anno prossimo in Iran si terranno le elezioni presidenziali. Un fallimento delle speranze alimentate dall’accordo potrebbe dare sostegno a un candidato conservatore e contrario al dialogo con la comunità internazionale, come era stato Ahmadinejad.
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