La Tunisia in cerca di una nuova scuola

Due anni fa visitammo la Tunisia del dopo-rivoluzione: l’educazione era ancora in sofferenza, ma la riforma era in testa alla lista delle priorità. È cambiato qualcosa, oggi? Quali prospettive per il futuro? Venite con me, Maha Barada, in Tunisia, adesso in Learning World.

Tunisia: dalla quantità alla qualità

Risultati scolastici deludenti, un alto tasso di abbandono, mancanza di risorse e scarsa motivazione degli insegnanti. Questi sono alcuni dei problemi che ancora affligono la Tunisia. Sto visitando alcune scuole, come questa, per parlare con gli addetti ai lavori e capire che cosa si sta facendo e se si sono fatti progressi.

Ghaith e due suoi fratelli sono di ritorno a scuola dopo averla abbandonata per un po’. I genitori, che vivono in condizioni difficili, non potevano far fronte nemmeno alle necessità di base per la scolarizzazione. Grazie al programma dell’Unicef e del governo per il ritorno a scuola dei bambini che l’hanno abbandonata, a questi studenti è stato fornito il necessario: alloggio, abbigliamento di base, cartelle, materiale didattico e altro, per aiutarli a riprendere gli studi.

Hanan Al-Luwati, madre di Ghaith:

“Voglio che i miei figli studino, così potranno avere un mestiere, potranno seguire delle formazioni, potranno parlare con la gente e rispondere alle domande. Spero che Dio illumini il loro sentiero, sono felice per loro”.

A causa dell’assenza di misure adeguate per la valutazione, il quattordicenne Ghaith è al settimo anno ma non sa leggere nè scrivere. A scuola gli viene dato un aiuto personalizzato.

Kamal Alhajjam, preside:

“Nell’era precedente, e nella politica precedente, eravamo abituati a lavorare sulla quantità e non sulla qualità. Il che significa che portavamo la massa degli studenti a passare dalle elementari alle medie senza prendere in considerazione il loro livello, appoggiandoci su criteri di valutazione non oggettivi”.

Più di 100.000 studenti hanno abbandonato la scuola nel 2012, ma 15.000 ora sono tornati sui banchi, dopo le prime riforme. La causa degli abbandoni risiede prima di tutto nelle condizioni sociali, nella povertà e nella distanza da scuola, ma anche nella qualità dell’insegnamento.

Lilia Pieters, UNICEF, Tunisia:

“Penso che siano molti i fattori. Penso che il tasso di abbandoni dipenda dalla qualità dell’insegnamento. La qualità dipende dagli insegnanti. Dobbiamo capire perché alcuni insegnanti non vengono a scuola, non insegnano. Spesso non lo fanno, magari, perché non hanno una formazione adeguata, o perché non hanno il materiale didattico per l’insegnamento. For il contesto, l’istituto non è adatto al loro modo di insegnare, al contenuto, a quello che insegnano”.

La formazione degli insegnanti ora viene sviluppata dal Ministero dell’Educazione. Ho accompagnato questi educatori per vedere che cosa stanno imparando.

_ Maha Barada, euronews_

“Mi può dire su cosa verte questo esercizio?”

Samia Yahaoui, insegnante:

“Lo scopo di questa attività è allenare l’insegnante sulla fonetica, anche perché possa vedere le difficoltà incontrate dagli studenti quando provano a produrre gli stessi suoni. I docenti hanno bisogno di esercitarsi per migliorare le loro capacità, sviluppare le pratiche pedagogiche, in particolare perché le neuroscienze oggi hanno aggiunto molto al modo di apprendere e studiare i metodi d’apprendimento”.

La scarsa qualità della scuola e il declino dei risultati scolastici hanno spinto molte famiglie a far ricorso a dei tutor privati, a casa, per migliorare il rendimento del bambino. Per queste ripetizioni si spende in Tunisia una cifra pari a circa mezzo miliardo di dollari all’anno, secondo il governo. Non tutti possono permettersi l’insegnante privato. Il governo ha adottato delle misure per organizzare a scuola i corsi di sostegno.

Il ministro dell’educazione vuole cambiamenti radicali, con delle riforme rapide.

Neji Jalloul, Ministro dell’Educazione:

“Il sistema scolastico tunisino non è adeguato al 21esimo secolo, sia per gli aspetti infrastrutturali che per quelli curriculari, e poi la qualità dei libri, della carta, del supporto iconografico. La scuola deve adattarsi allo sviluppo della popolazione e alla crescita normale di un bambino in Tunisia”.

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In occasione della mia ultima visita qui, incontrai la dottoressa Hayet Omri, internazionalmente riconosciuta per il suo lavoro in campo scientifico. Oggi è depuatata nel Parlamento tunisino. Gli ostacoli che incontrava nel sistema educativo l’hanno spinta a impegnarsi per cambiare le cose per i giovani tunisini. L’ho incontrata per vedere quali sono le sue proposte per il futuro.

Tunisia: una riforma per più occupazione

In questa fattoria di Rekab, vicino a Sidi Bouzid, sono nati molti degli esperimenti che Hayet faceva quando studiava. La ricerca scientifica in quegli anni in Tunisia non godeva di finanziamenti adeguati, molte università non avevano le risorse necessarie e i laboratori erano scarsamente equipaggiati.

Oggi non è cambiato molto.

Hayet Omri, ricercatrice e deputata:

“L’ultimo budget approvato dal Parlamento, per il 2015, è intorno al 5% del PIL, per tutto il settore degli studi superiori, e alla ricerca scientifica è andato lo 0,34%. Ovviamente non sono soddisfatta da queste cifre”.

Abbiamo seguito Hayet per vedere in concreto quali siano le conseguenze per l’università e la scuola superiore.

Hayet Omri, ricercatrice e deputata:

“Sono molto sorpresa di vedere la situazione di laboratori che sono più fatti per le scuole che per le università. E ci sono molte disparità tra gli istituti nella capitale e quelli sulla costa o nelle zone interne del Paese”.

Questo è un istituto ben equipaggiato nella capitale, ma resta il fatto che le università tunisine non sono alte nelle graduatorie internazionali, i risultati degli studenti sono bassi e la disoccupazione giovanile è alta, intorno al 25%.

Hayet Omri, ricercatrice e deputata:

“Non tutti quelli che insegnano all’università sono qualificati, alcuni hanno buone capacità, ma ci sono insegnanti assunti per le loro affiliazioni politiche o altri fattori non professionali. D’altra parte, non c‘è una vera valutazione degli insegnanti nel corso dell’anno. Finora in Tunisia abbiamo importato sistemi educativi che non sempre hanno avuto successo, e che sono stati paracadutati senza predisporre le condizioni necessarie. Gli studi universitari non corrispondono per niente all’ambiente economico. Oggi la disoccupazione è il principale problema della Tunisia, e questo potrebbe portare a molti problemi d’ordine pubblico, emigrazione clandestina e terrorismo”.

Alcune delle riforme proposte, attualmente in discussione al Parlamento, darebbero alle università più autonomia finanziaria, e garantirebbero una ristrutturazione delle istituzioni scolastiche e una riduzione delle disparità tra istituti, e darebbero più importanza alla ricerca scientifica, oltre allo stimolo per accordi internazionali.

Hayet Omri, ricercatrice e deputata:

“Questa riforma nazionale non potrebbe funzionare nel giro di un anno o due. Ci vorranno anni perché la riforma funzioni in modo radicale e strutturale per l’intero sistema. Una riforma dell’educazione superiore non potrebbe aver luogo senza un chiaro piano di sviluppo, nell’ambito del quale le università vengano indirizzate al servizio dell’economia nazionale, del mercato del lavoro e quindi dei laureandi”.

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