Tsunami, 5 anni dopo: la lenta ripresa del Giappone e l'importanza del judo

Sono passati cinque anni dall’11 marzo 2011. Quel giorno il nordest del Giappone fu sconvolto dal terremoto più potente mai registrato nella storia del Paese. Un sisma di magnitudo nove con epicentro in mare che scatenò uno tsunami devastante. Ad oggi i numeri ufficiali parlano di oltre 15mila morti accertati, più di 2mila dispersi e intere città spazzate via dalle onde.

Iwasaki Kenji, presidente dell’Associazione Judo di Rikuzentakata: “Subito dopo il terromoto le autorità ci dissero evacuare la città. In un primo momento prendemmo quella richiesta alla leggera, ma non passò molto prima che ci accorgessimo che saremmo dovuti scappare per scampare al disastro. Alcuni di noi furono abbastanza fortunati da salvarsi. Quel giorno persero la vita 1556 persone, tra le vittime ci furono anche alcuni studenti del mio dojo. La gente era devastata, ma io pensavo che le cose non sarebbero migliorate se fossimo rimasti in casa a deprimerci. Così abbiamo chiesto agli studenti se avessero voglia di tornare a praticare il judo. Loro risposero di sì, ma lo tsunami aveva distrutto il nostro dojo. Così, decidemmo di allenarci in strada”.

Osaka, studentessa: “Il mio sensei mi ha insegnato l’importanza di prendersi cura delle altre persone. Quello che è successo cinque anni fa mi ha spinto a capire che cosa significasse per me il judo- Quell’11 marzo l’esperienza più dura non è stata vedere le nostre case distrutte, ma la perdita di familiari e amici. Grazie a quell’esperienza e all’aiuto della gente ho compreso il vero valore della vita, l’importanza di essere indipendenti e di potersi costruire la propria vita”.

Tanimoto Ayumi, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 e 2008: “Stando sul tappeto con i bambini, sentivo che non si limitavano a sognare di vincere delle competizioni, il judo per loro aveva un’importanza che andava aldilà del combattimento”.

Haga Ryunosuke, campione del mondo ad Astana 2015: “La cosa che rende davvero grande il judo è che ti insegna l’importanza della compassione del rispetto per gli altri. Da bambini impariamo come rapportarci con gli altri nella giusta maniera e penso sia questa la vera bellezza dello sport”.
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