Il dirigibile che studia i cambiamenti climatici

Cosa accadrebbe se ci rendessimo conto che la nostra conoscenza dei cambiamenti climatici fosse incompleta o errata?

Per Bernadette Rosati, Fisico al Paur Scherrer Institute:“Quando si parla di cambiamenti si parla di riscaldamento globale. Ma si può andare anche in altre direzioni”.

Thomas Mental, Fisico, Julich Institute:” Per moltissimo tempo ci siamo soffermati su come ridurre l’inquinamento dell’aria”, mentre continua Thomas:“I cambiamenti climatici rappresentano una situazione molto più complessa”.

Per Mikael Ehn, Fisico, Julich Institute:“Si conosce molto, ma ci sono anche delle cose di cui non sappiamo ancora abbastanza”.

Per cercare di comprendere al 100% i cambiamenti climatici i ricercatori sono ricorsi a uno strumento antico, ma innovativo nella finalità. Si tratta di un dirigibile, al cui interno sono stati introdotti strumenti di altissima precisione.

Alcuni scienziati appartenenti a un progetto di ricerca finanziato dall’Unione europea, cercano di capire che tipo di relazione intercorra tra l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici.

Thomas Mentel, Fisico spiega:” Gli strati più importanti d’atmosfera sono gli ultimi 2 chilometri. È dove viviamo noi, dove c‘è vegetazione, ed è lì che finisce la maggior parte delle emissioni. La maggioranza delle analisi di questa parte di atmosfera viene realizzata a terra. Si possono usare anche aerei. Ma gli aerei volano veloci e a quota troppo alta. Il dirigibile, invece, si muove lentamente, all’incirca 50 km/h. Così riusciamo a esplorare l’area in modo stabile, senza vibrazioni a tutte le altezze, tra o e 2000 metri”.

Il dirigibile è stato equipaggiato a dovere. A bordo strumenti realizzati ad hoc per analizzare l’aria e le microparticelle che compongono l’atmosfera.

Le microparticelle possono essere naturali o il risultato dell’attività umana. Entrambi i tipi in grado d’influenzare i cambiamenti climatici.

Come ciò accada, però, non è ancora chiaro.

Thomas Mentel spiega:” Un esempio é l’emissione di anidride solforosa. Per un certo periodo l’obiettivo è stato ridurla perché si pensava che fosse all’origine delle cosiddette “piogge acide”, e quindi ci siamo impegnati su questo sia in America che in Europa. Ma l’anidride solforosa è importante anche per le particelle d’aria, le quali influiscono sulla formazione delle nuvole e quindi nel raffreddare l’atmosfera. Riducendo le particelle e l’anidride solforosa si correva il rischio di sopprimere un effetto di contrasto dei cambiamenti climatici”.

Il dirigibile da prova di essere uno strumento davvero utile nel tentativo di cambiare approccio nell’analisi dei cambiamenti climatici.

Continua Thomas:” Il dirigibile s’innalza ad alcune centinaia di metri dal suolo. Voliamo sopra i boschi a diverse altitudini, perché è importante osservare come gli strumenti rispondono a diverse pressioni d’aria”.

Il dirigibile verrà utilizzato in tre diversi progetti. Sorvolerà perciò diversi Paesi, dal Sud al Nord Europa fermandosi per i rifornimenti.

Attraversando paesaggi ed ambienti diversi i ricercatori raccoglieranno le particelle d’aria, differenti per la densità di pressione, per il peso e le temperature.

Il mondo scientifico sembra molto interessato in questi anni in quello che viene definito “Il detergente dell’atmosfera”, ovvero, un composto chimico naturale che sconfigge la degradazione dell’aria migliorandone la qualità.

Resta però anche da capire l’esatta proporzione delle particelle d’aria naturali e di quelle prodotte dall’uomo.

Mikael Ehn, Fisico, Julich Institute c’illustra i dettagli del progetto:” In Olanda e in Italia sorvoleremo zone densamente abitate e dove c‘è una discreta presenza industriale. Ci aspettiamo quindi di trovare una certa quantità d’inquinamento prodotto dall’uomo. In Finlandia e Lapponia ci aspettiamo emissioni naturali. Prima di capire quanto l’azione umana contribuisca alla formazione di emissione, dobbiamo prima comprendere le fonti biogeniche”.

Il dirigibile, volando a quote basse e a lenta velocità funzionerà come un registratore di dati relativi a paesaggi e contesti diversi.

Al suo interno alcuni strumenti sono stati riadattati da altri studi, mentre alcuni sono stati creati appositamente per la ricerca.

Ogni particella d’aria per essere studiata necessita di una strumentazione adeguata.

Florian Rubach, chimico presso lo Julich Institute, ci mostra l’attrezzatura:” Questo è uno spettrometro per le particelle d’aria. Con questo apparecchio possiamo analizzare la composizione chimica delle particelle tra i 50 e i 1000 nanometri. Possiamo capire se hanno origine organiche o se contengono fonti di nitrato o ammonio e quindi se sono il prodotto di attività umane. Questi invece non sono sensori, ma dei semplici tubi in acciaio, da dove risucchiamo alcuni campioni d’aria. In questo caso, 300 millimetri al minuto. L’aria viene poi utilizzata per altre analisi”.

Thomas Mentel continua il giro d’ispezione all’interno del dirigibile mostrandoci la strumentazione piu innovativa: “Siamo all’interno del dirigibile, come vedete ci sono diversi apparecchi per la misurazione delle particelle d’aria. Questo strumento arriva dai nostri partner svizzeri e serve a misurare la quantità d’acqua assorbita dalle particelle d’aria, aspetto fondamentale per la formazione delle nuvole. Su questo lato troviamo invece uno strumento per la misurazione del monossido di carbonio, l’azoto e l’ozono. Questi strumenti agiscono intervenendo sull’attività fotochimica dell’aria. Da ultimo, qui, potete osservare il nostro principale strumento di rilevazione di particelle d’aria, che le analizza secondo la loro grandezza”.

Per i ricercatori essere riusciti a far entrare tutta l’attrezzatura nel dirigibile è già una prima vittoria.

Dopo almeno tre anni di duro lavoro il dirigibile è pronto per il suo tour europeo. I ricercatori che lavorano al progetto sperano così di ricavare dati importanti per i loro studi.

Ci confida Thomas Mentel:“Il nostro obiettivo è creare modelli regionali in grado di predire i cambiamenti climatici e chimici in un raggio di 500 chilometri”.
Vedi l'originale