Iran: i manifestanti non credono all'abolizione della polizia morale

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Di Cinzia Rizzi  Agenzie:  AFP
Una donna passa davanti ai negozi chiusi per sciopero in via Satarkhan, a Teheran
Una donna passa davanti ai negozi chiusi per sciopero in via Satarkhan, a Teheran   -   Diritti d'autore  ATTA KENARE/AFP or licensors

La notizia aveva fatto il giro del mondo in poche ore: Teheran ha abolito la polizia morale, la stessa che aveva arrestato Mahsa Amini a settembre, perché non portava il velo in modo adeguato. Gli attivisti che sostengono il movimento di protesta iraniano, però, affermano che questo non è vero. O, per lo meno, non cambia assolutamente nulla.

Mahsa Alimardani, ricercatrice all'organizzazione per i diritti umani "ARTICLE19", sostiene che "gli articoli del codice penale islamico rimangono", insistendo sul fatto che nulla è cambiato per quanto riguarda i codici di abbigliamento restrittivi per le donne. 

"Da qualche settimana molte persone in Iran non vedono più la polizia morale in giro. Ma è un cambiamento positivo? No, c'è stato un afflusso di altre forze di sicurezza sul territorio", spiega la ricercatrice. "È stato documentato che queste forze di sicurezza sparano, uccidono, picchiano, arrestano i manifestanti e li arrestano, infliggono torture senza alcun giusto processo o alcuna accusa penale. Vogliono solo distrarre la gente, perché chiunque conosca l'Iran sa che la polizia morale non è il vero problema".

Lo scorso fine settimana il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri aveva annunciato l'abolizione della polizia morale, creata nel 2006 sotto il presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad per "diffondere la cultura della decenza e dell'hijab". Le parole del procuratore, però, non sono state ancora confermate da parte delle autorità competenti e anche i media ufficiali iraniani hanno preso le distanze dalla notizia.

Nel frattempo, sui social network sono stati lanciati appelli per uno sciopero di tre giorni, a oltre due mesi e mezzo dalle proteste scatenate dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda iraniana, fermata dalla polizia morale perché accusata di non rispettare il codice di abbigliamento. La sua morte ha scatenato un movimento di protesta senza precedenti dalla Rivoluzione islamica del 1979.