La via crucis quotidiana degli abitanti di Kiev

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Di Alberto De Filippis
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Senza acqua ed elettricità, cercare di condurre una vita normale a Kiev è una missione abbastanza difficile. Ci sono ancora zone della città dove la fornitura non è stata ripristinata dopo l'ultimo bombardamento russo, i blackout altrove sono frequenti e prendere l'ascensore potrebbe essere rischioso. Ma non è l'acqua, la cosa più difficile da portare a casa per Oleksandra e Andrij, che abitano al 19esimo piano. Sono genitori di due gemelli di tre mesi e hanno bisogno di molte cose per tenerli al caldo. 

Siamo andati a rtrovarli nel loro appartamento. Dice Oleksandra: "Non abbiamo elettricità e quindi non abbiamo riscaldamento, acqua, niente".

Il risultato dei criminali bombardamenti russi

Il marito Andrij mostra il lavello della cucina pieno di piatti e dice: "Non c'è acqua".

Oleksandra vuole mostrarci le difficioltà che sono costretti ad affrontare con due bambini piccoli: "Come potete vedere, non possiamo lavare i piatti, non possiamo cucinare".

Andrij aggiunge con un sorriso amaro: "Teniamo i surgelati sul balcone".

Oleksandra: "Come in un frigorifero."

Malgrado tutto Oleksandra mantiene la speranza perché rifiuta di lasciarsi andare: "Siamo una famiglia, e dobbiamo affrontare tutto questo, tutti assieme, e l'Ucraina è il mio paese".

Andrij e Oleksandra temono che la situazione peggiori con l'avvicinarsi dell'inverno. A Kiev, la temperatura può infatti scendere fino a meno 30 gradi Celsius. 

"È un genocidio", dice Andrij. Quello che la Russia sta facendo "è un genocidio". Fuori intanto le tenebre avvolgono tutto e i lampioni in strada sono spenti. SOlo i semafori lampeggiano in mezzo all'oscurità.