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Solfiti, l'EFSA: rischi, ma dati insufficienti per indicare limiti

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Di Andrea Barolini
La sede dell'Efsa a Parma
La sede dell'Efsa a Parma   -   Diritti d'autore  Foto: EFSA

Assumere solfiti nella propria dieta può provocare problemi per la salute. Tuttavia, i dati che attualmente sono a disposizione degli scienziati non sono sufficienti per stabilire quale sia il livello di esposizione oltre il quale possono manifestarsi dei rischi. 

Nel 2016 fu stabilita una dose massima giornaliera

Sono queste le conclusioni contenute in un nuovo rapporto pubblicato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare, l'Efsa, che su richiesta della Commissione di Bruxelles ha aggiornato la propria valutazione sui potenziali periocoli legati all'assunzione di tali sostanze, presenti in modo naturale in molti alimenti, e utilizzati in bevande come il vino.

Nel 2016, l'agenzia europea aveva fissato la dose giornaliera massima in 0,7 milligrammi per ciascun chilogrammo di peso corporeo. La pubblicazione del nuovo rapporto comporta un passo indietro in questo senso, dal momento che la limitazione è stata ritirata, appunto, per mancanza di dati sufficienti, in merito alla tossicità, forniti dalle industrie o presenti nella letteratura scientifica.

I solfiti presenti in numerosi prodotti alimentari

I solfiti vengono utilizzati come conservanti e antiossidanti (ad esempio per prevenire l'imbrunimento) in una serie di alimenti, in particolare carne e pesce, ma anche frutta e verdura secca, o prodotti a base di patate.