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Ucraina, un inverno senza luce e gas. Chi è rimasto si scalda con la legna

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Di Debora Gandini
Una donna si scalda con il suo cane a Kivsharivka, in Ucraina- 16 ottobre
Una donna si scalda con il suo cane a Kivsharivka, in Ucraina- 16 ottobre   -   Diritti d'autore  AP Photo/Francisco Seco   -  

NellUcraina orientale nelle zone assediate chi è rimasto si prepara ad affrontare un inverno rigido, senza elettricità e gas. I volontari, come Yura Sukorov, sono al lavoro per cercare di rifornire di legna i rifugi sotterranei. 

Bakhmut è una delle città prese di mira dalle forze russe per settimane, anche se resta sotto il controllo di Kiev. Molti residenti sono scappati, sono rimasti in 10.000. Fa già freddo, presto la temperatura scenderà a 20 gradi sotto lo zero. "Il freddo porta malattie, come l’influenza soprattutto. Si ammalano soprattutto agli anziani che sono più deboli e non ci sono medicine”, fa notare Yura.

A 50 km di distanza si trova la città di Sloviansk. È più distante dalla prima linea, ma anche qui si teme il peggio. I residenti sono rimasti senza nulla. Non c’è possibilità di riscaldarsi.

Ludmilla Abramenko e la sua famiglia usano la legna distribuita dal comune ma non hanno una stufa dentro casa. "È qui che cuciniamo ora. Non abbiamo più luce e gas e quindi dobbiamo uscire, fa freddo, dobbiamo accendere un piccolo fuoco. Dormiamo completamente vestiti, non indossiamo cappotti ma maglioni e calzini e stiamo sotto le coperte. Anche nei miei peggiori incubi, non mi sarei mai immaginata nulla di simile.”

Il 17 settembre i russi hanno bombardato la centrale termica della città privando 200.000 abitanti di luce e gas. Anche l'ospedale della città è senza riscalda-mento. La sua direttrice, Valentyna Glushenko, ha fatto installare due grandi stufe a legna che dovrebbe essere attive entro questa settimana. "Grazie a queste stufe, non abbiamo tanto paura dell'inverno, speriamo che i russi non colpiscano questo posto. Possiamo costruire di tutto, ma possono comunque colpirci".

I residenti raccolgono pezzi di legno dalle macerie tra gli edifici distrutti. Nel frattempo, chi è rimasto non ha altra scelta che sperare di riuscire a sopravvivere con quel poco che è rimasto.