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Anziano in fin di vita sposa compagno, cerimonia in ospedale

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Di ANSA
Matrimonio in centro malati terminali nel Tarantino
Matrimonio in centro malati terminali nel Tarantino

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">TARANTO</span>, 04 <span class="caps">OTT</span> – Ieri all’hospice San Bartolomeo di<br /> Martina Franca (Taranto), centro di cure palliative per malati<br /> terminali, si sono uniti in matrimonio con rito civile due<br /> uomini, un 73enne da qualche tempo ricoverato nella struttura, e<br /> un 60enne che aveva conosciuto 32 anni prima e col quale si è<br /> ritrovato dopo molto tempo. La notizia è riportata dalla<br /> Gazzetta del Mezzogiorno e la direttrice dell’hospice, Silvana<br /> Ausiello, interpellata dall’<span class="caps">ANSA</span> racconta che “c‘è stata una<br /> cerimonia molto bella e significativa in ospedale: le persone<br /> che hanno partecipato si sono tutte emozionate perché in un<br /> ambiente di dolore ci sono anche momenti di gioia come quello di<br /> ieri”. Il 60enne era già sposato, mentre il 73enne è celibe: quando<br /> scoprono di nutrire un sentimento l’uno per l’altro le vite li<br /> hanno ormai separati. Ma la distanza fisica non aveva placato i<br /> sentimenti e i due hanno deciso di giurarsi fedeltà. A<br /> ufficializzare la realizzazione del loro sogno d’amore è stato<br /> Maria Rosaria Cicero, ufficiale civile del Comune di Martina<br /> Franca, alla presenza del nuovo segretario generale Eugenio De<br /> Carlo. La struttura si è presa cura di organizzare tutti i<br /> particolari della cerimonia, compreso il buffet. “Ci hanno<br /> raggiunti – sottolinea la direttrice Ausiello – anche il<br /> vicesindaco e altri rappresentanti del Comune e si sono stupiti<br /> di questa festa ma io dico che tutti abbiamo diritto alla<br /> felicità. C‘è una mentalità distorta soprattutto qui nel<br /> Meridione che tende a identificare questi hospice come luoghi<br /> dove si attende solo la morte, ma non è così”. “Le cure<br /> palliative – spiega – servono affinché il paziente possa vivere<br /> al meglio la sua condizione e anche pensare un giorno di poter<br /> essere dimesso, pur restando la malattia grave”. Questo, fa rilevare la direttrice, “è un residence<br /> alberghiero-sanitario, quindi la stanza è solo del malato, pur<br /> non pagando nulla. La sua casa si trasferisce in una struttura<br /> sanitaria dove ci sono tutte le cure e dove si possono vivere<br /> anche emozioni bellissime come quella dei due nostri amici che – conclude – hanno scelto di giurarsi fedeltà e sostegno fino alla<br /> fine dei loro giorni”. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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