I pasdaran attaccano la guerriglia curda: missili e droni sul Kurdistan iracheno

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Di Antonio Michele Storto
gli attacchi hanno interessato gran parte della regione curdo-irachena
gli attacchi hanno interessato gran parte della regione curdo-irachena   -   Diritti d'autore  Claire Thomas/AP

Le colonne di fumo si levano a Erbil, Zrgoiz, e dalla parte opposta del paese, a Sulaymaniyah: un attacco multiplo, condotto con droni suicidi e missili balistici lanciati dai Pasdaran iraniani su tutto il Kurdistan iracheno.

La conta per ora è di nove morti e una trentina di feriti.  

L'obiettivo erano alcune basi dei gruppi guerriglieri curdo-iraniani: Teheran li accusa di aver fomentato le proteste dopo la morte di Mahsa Amini, a sua volta di origine curda.

Ad essere colpita anche una base del PAK (Partito della libertà del Kurdistan), gruppo armato che nel 2016 partecipò alla liberazione di Mosul dagli uomini dello Stato islamico, finendo per combattere nella stessa galassia di milizie che tra le sigle più influenti contava  le Forze di mobilitazione popolare, braccio armato di Teheran in territorio iracheno,

Nemici storici che si ritrovavano a combattere quasi spalla a spalla: per 25 anni, il PAK aveva condotto azioni di guerriglia contro Teheran, e la tensione si fece palpabile quando un ufficiale italiano di stanza ad Erbil si lasciò sfuggire con un reporter dell'Associated Press che anche i ribelli curdo-iraniani avevano ricevuto armi e addestramento.

Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che dall'Iran partono attacchi di potenza devastante verso il Kurdistan iracheno: nel marzo 2022, nel bel mezzo delle tensioni geopolitiche per una guerra che in Ucraina era ancora praticamente agli esordi, diversi missili balistici lanciati dai Pasdaran si schiantarono contro edifici in cui Teheran sospettava operasse una cellula del Mossad. 

Ora, le armi tornano a rimbombare in rappresaglia per la lotta che da anni i curdi conducono in questa regione a cavallo tra Iran, Iraq, Siria e Turchia: tra sabato e lunedì le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato un'ondata di attacchi contro le postazioni curde, mentre in tutto l'Iran ancora si protesta per l'uccisione di Mahsa e per tutte le donne vessate dalle angherie della polizia morale