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Proteste e repressione anche all'estero per la morte di Mahsa Amini

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Di Ludovica Longo
Proteste per la morte della 22ene iraniana Mahsa Amini
Proteste per la morte della 22ene iraniana Mahsa Amini   -   Diritti d'autore  Justin Tang/AP   -  

Anche lunedi 26 settembre, la folla è scesa in piazza nelle principali città dell'Iran, compresa la capitale Teheran, dopo la morte della 22enne Mahsa Amini .

Più di 1.200 manifestanti sono stati arrestati e, secondo la ONG Iran Human Rights, piu di 76 persone hanno perso la vita a causa della dura repressione delle proteste.

Amnesty International ha dichiarato che almeno quattro bambini sono stati uccisi dalle forze di Stato dall'inizio delle proteste.

Anche Gli iraniani che vivono a Istanbul si sono radunati davanti al Consolato iraniano, mentre prende piede l'iniziativa "Be our voice" (Sii la nostra voce) per ampliare le proteste all'estero contro la violenza della polizia e il blocco di internet .

Nel frattempo centinaia di manifestanti si sono scontrati con la polizia antisommossa a Parigi mentre cercavano di marciare verso l'ambasciata iraniana domenica 25 settembre. La polizia ha usato i gas lacrimogeni per respingere i manifestanti, indignati per la morte di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per non aver rispettato le norme del paese in materia di hijab.

Scene di tensione anche all'esterno dell'ambasciata iraniana a Londra, dove i manifestanti si sono scontrati con la polizia. I manifestanti si sono inizialmente radunati davanti all'ambasciata prima di spostarsi a Marble Arch e al Centro islamico d'Inghilterra. Cinque agenti sono stati feriti e 12 persone sono state arrestate.

Amini, 22 anni, era stata arrestata a Teheran il 13 settembre dopo che la "polizia morale" iraniana l'aveva accusata di non aver rispettato le rigide norme del Paese in materia di hijab, secondo quanto riportato dai media statali. Le circostanze della sua morte, avvenuta il 16 settembre, rimangono un argomento molto controverso. La polizia sostiene che sia morta per un attacco cardiaco dopo essere stata portata in un centro di detenzione a Teheran per essere "rieducata" alla regola dell'hijab. La sua famiglia etestimoni oculari, tuttavia, hanno affermato che è stata picchiata nel furgone della polizia prima di essere portata al centro di detenzione, con segni di tortura e di abuso visibili sul suo corpo.