Normalizzate le relazioni diplomatiche tra Tel Aviv e Ankara. Tornano gli ambasciatori

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Di Debora Gandini
Rappresentanti Turchia - Israele
Rappresentanti Turchia - Israele   -   Diritti d'autore  screenshoot video

Ristabilire le relazioni diplomatiche. E’ l’obiettivo di Turchia e Israele dopo oltre un decennio di tensioni e scontri. Una ripresa di dialogo che è “una componente importante per la stabilità regionale e lo sviluppo economico per i cittadini di Israele” ha dichiarato il premier israeliano Yair Lapid al termine di una conversazione telefonica con il presidente Recep Tayyip Erdogan.

Questo significa che ambasciatori e consoli generali ritorneranno nei rispettivi paesi di lavoro. Un forte segnale di apertura a una condizione, come ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “la riconferma del personale diplomatico è una mossa importante anche per lo sviluppo dei rapporti bilaterali. Ma la Turchia continuerà a difendere i diritti di Palestina, Gerusalemme e Gaza.”

I paesi hanno ritirato i loro rispettivi ambasciatori nel 2010 dopo che le forze israeliane avevano preso d'assalto una flottiglia diretta a Gaza che trasportava aiuti umanitari per i palestinesi. Un incidente che provocò la morte di nove attivisti turchi. Nel 2018 l'ambasciatore di Israele in Turchia era stato costretto a rientrare in patria in seguito al conflitto a Gaza fra Israele e Hamas. Per reazione, Israele aveva espulso il console generale turco.

Nuove aperture, nuovo scenario

I segnali della ripresa delle relazioni erano nell’aria da mesi. Lo scorso luglio i due paesi avevano firmato un nuovo accordo bilaterale in materia di navigazione, il primo dal 1951, con cui hanno istituito nuove rotte aeree. Sembra lontana l’operazione militare Piombo fuso di Israele a Gaza del 2008 che aveva portato i due stati a un punto di rottura.

Negli ultimi tempi poi Israele ha intensificato i rapporti con paesi come gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e l’Arabia Saudita, anche per risolvere questioni come la crisi energetica, la guerra in Ucraina, e in vista dell’accordo iraniano sul nucleare.

Risorse addizionali per questo articolo • ANSA