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Crollo cimitero:pm, allarmi già da 2002, indagato sindaco e 2 ex

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Di ANSA
Anche 2 dirigenti del Comune. A ottobre incidente probatorio
Anche 2 dirigenti del Comune. A ottobre incidente probatorio

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">GENOVA</span>, 06 <span class="caps">AGO</span> – L’attuale sindaco di Camogli,<br /> Francesco Olivari, e i due predecessori, Italo Salvatore<br /> Mannucci e Giuseppe Maggioni, sono stati indagati dalla procura<br /> di Genova per il crollo del cimitero di Camogli, avvenuto il 22<br /> febbraio 2021 quando rovinarono in mare circa 415 bare. Oltre ai<br /> tre amministratori sono stati iscritti nel registro anche due<br /> dirigenti del Comune, responsabili dell’ufficio Lavori Pubblici.<br /> Secondo il pm Fabrizio Givri e l’aggiunto Paolo D’Ovidio, i<br /> cinque sarebbero responsabili del crollo perché avrebbero omesso<br /> di disporre lavori di messa in sicurezza della porzione della<br /> falesia su cui si trova il cimitero nonostante fosse stata<br /> classificata a rischio elevato. Gli investigatori hanno<br /> ricostruito che già nel 2002 studi geologici, commissionati<br /> dallo stesso Comune, avevano evidenziato la necessità di<br /> eseguire opere a mare di protezione della falesia dal moto<br /> ondoso e l’installazione di tiranti. Non solo. Già dai primi<br /> anni del 2000 sia gli studi geologici che gli esposti dei<br /> residenti avevano rilevato fessure e crepe sulle pareti dei<br /> muraglioni. Il pm ha prima commissionato una consulenza a Claudio Scavia,<br /> docente di geologia all’Università di Torino e ora ha chiesto al<br /> giudice per le indagini preliminari un incidente probatorio,<br /> fissato per il 20 ottobre. Il perito dovrà stabilire le cause<br /> del crollo e se fosse prevedibile, visti gli studi commissionati<br /> nel tempo e gli allarmi lanciati dai residenti. Il tecnico dovrà<br /> anche stabilire se i lavori fatti nel tempo (l’ultimo era in<br /> corso proprio al momento del crollo) su commissione del Comune<br /> fossero idonei ad evitare il crollo. Già il consulente del pm<br /> aveva scritto che quei lavori erano stati fatti “con la logica<br /> del risparmio” ed erano soltanto “provvisori”. Diciotto mesi fa 415 defunti finirono sulla scogliera e in<br /> mare: 365 sono stati recuperati, di questi 57 sono stati<br /> identificati grazie all’analisi del Dna. Di 50 non si sa più<br /> nulla. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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