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Cannabis: la 'sardina' Santori, in casa coltivo tre piantine

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Di ANSA
'Così non alimento il crimine, Parlamento deve legiferare'
'Così non alimento il crimine, Parlamento deve legiferare'

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">BOLOGNA</span>, 10 <span class="caps">LUG</span> – Coltiva la cannabis sotto le<br /> lampade in casa e quest’anno il raccolto di tre piantine ha<br /> fruttato 60 grammi d’erba. Lo ammette Mattia Santori, fondatore<br /> del movimento delle ‘Sardine’ e oggi consigliere comunale a<br /> Bologna con delega al Turismo, promotore dei ‘Cannabis talk’ e<br /> di altre iniziative di sensibilizzazione sul tema. La<br /> ‘confessione’ qualche giorno fa durante gli Stati generali sulla<br /> cannabis che si sono svolti a Milano, ma “l’avevo già detto in<br /> passato”, sottolinea intervistato oggi da Repubblica. “Mi faccio le canne da quando ho 18 anni – spiega Santori – poi un giorno mia sorella rientrata da Amsterdam mi ha portato<br /> dei semi, un regalo goliardico, li ho piantati ed è andata male.<br /> Ho comprato l’occorrente e solo al terzo tentativo sono<br /> cresciuti. Insomma non solo la consumo, ma la autoproduco per<br /> uso personale”. “Al momento – ammette – l’autocoltivazione è<br /> equiparata allo spaccio per cui io rischio sino a sei anni di<br /> carcere: è assurdo. Non a caso le Corti riunite della Cassazione<br /> hanno già indicato ai tribunali di considerare poche piantine<br /> come uso personale. Ora tocca al Parlamento muoversi”. “Acquisto i semi da un canapaio che paga le tasse – afferma<br /> Santori – ho comprato le mie attrezzature, e tutto questo è già<br /> legale. In questo modo so dove vanno i miei soldi. Il mercato<br /> della cannabis alimenta la criminalità organizzata. Io non<br /> voglio che il mio consumo ricreativo di una canna ogni tre<br /> giorni vada ad arricchire un criminale, per questo dico che il<br /> mio è un comportamento virtuoso”. “Se il Parlamento fa spallucce<br /> io non sto zitto. Crea dipendenza? È provato scientificamente<br /> che non è così. Poi è chiaro che occorrono politiche di<br /> intervento su un consumo problematico. Ma non è meglio allora<br /> che il tuo consulente sia un esperto che ti vende i semi e non<br /> robaccia piuttosto che un pusher nelle cui mani finiscono i<br /> minorenni?” (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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