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Lavoro, Cgil, in Molise infortuni aumentati del 60%

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Di ANSA
Sindacato, parola d'ordine è investire in sicurezza
Sindacato, parola d'ordine è investire in sicurezza

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">CAMPOBASSO</span>, 07 <span class="caps">LUG</span> – In Molise nel periodo<br /> gennaio-maggio 2022 sono aumentati del 60% gli infortuni sul<br /> lavoro rispetto allo stesso periodo del 2021. Crescita che<br /> supera anche quella registrata mediamente in Italia dove si è<br /> registrato un +48%. Si apprende da una nota della segreteria<br /> regionale della Cgil Abruzzo-Molise. Dei 1.150 infortuni<br /> denunciati nei primi 5 mesi dell’anno (432 in più del 2021), 808<br /> sono avvenuti in provincia di Campobasso (+55%) e 342 in quella<br /> di Isernia (+73%). Quello pubblico, a causa in particolare degli<br /> infortuni Covid, il settore più colpito con 204 casi. A seguire,<br /> con 157, trasporto e magazzinaggio, “a conferma – osserva il<br /> sindacato – che se l’organizzazione aziendale è solo tesa ad<br /> accorciare i tempi di risposta verso i clienti, spesso è proprio<br /> la sicurezza ad essere sacrificata”. A incidere profondamente sul numero degli infortuni è anche<br /> il sempre maggiore ricorso al lavoro precario (l’80% dei nuovi<br /> contratti di lavoro sono a termine). “Precarietà – prosegue la<br /> Cgil – che spesso significa scarsa conoscenza della professione,<br /> formazione assente ed elevata ricattabilità di chi rischia di<br /> non vedersi rinnovato il contratto nel caso denunci problemi di<br /> sicurezza. Improrogabili quindi investimenti in sicurezza da<br /> parte delle aziende che devono anche essere messe di fronte alla<br /> responsabilità delle proprie scelte e dell’esposizione ai<br /> rischi. Altrettanto necessario lavorare sulla cultura della<br /> sicurezza, organizzando una formazione continua che parta dai<br /> percorsi scolastici. Così come non più rinviabile il<br /> potenziamento degli enti preposti ai controlli che non possono<br /> arrivare sempre e solo quando è ormai troppo tardi. Il lavoro,<br /> sicuro, stabile e retribuito in maniera adeguata – termina la<br /> nota – deve essere lo strumento di crescita di un Paese e di una<br /> Regione in cui va invertita la tendenza che continua a scaricare<br /> su lavoratrici e lavoratori i costi sociali di scelte che non<br /> vengono fatte”. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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