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Falliti i referendum sulla giustizia, previsto confronto nella Lega

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Di Euronews
La Lega di Matteo Salvini era tra i principali sostenitori dei referendum
La Lega di Matteo Salvini era tra i principali sostenitori dei referendum   -   Diritti d'autore  AP Photo   -  

Sono falliti i cinque referendum abrogativi sul tema della giustizia, per cui si è votato in Italia:l'affluenza finale registrata dal ministero dell'Interno è inferiore al 21%, ben lontana dal quorum del 50% più uno degli aventi diritto, che era necessario per rendere valide le consultazioni. Inutile quindi la vittoria del Sì nei cinque quesiti, avvenuta in percentuali variabili.

Il redde rationem nella Lega

Sul piano politico, in attesa dei risultati definitivi delle comunali, il grande sconfitto della tornata elettorale è la Lega di Matteo Salvini, promotore e grande sostenitore dei referendum. Il partito ha convocato un consiglio federale per analizzare la campagna referendaria fallita.

Il senatore della Lega Roberto Calderoli ha cos ì commentato il risultato delle urne. “Spiace rispetto a una serie di concause che hanno portato a questo risultato. Non ho il minimo problema a dire che, secondo me, c’è stato un complotto che ha agito con singoli soggetti, magari non in forma associativa, ma ciascuno ci ha messo del suo, perché questo quorum non potesse essere raggiunto“.

Tra i “colpevoli“, secondo Calderoli, la Corte costituzionale che ha negato l’ammissione del referendum sulla responsabilità diretta dei magistrat, considerato più attrattivo, ma anche il governo Draghi, autore di una riforma della Giustizia che si sovrappone ad alcune delle istanze referendarie. La volontà di boicottare le consultazioni si sarebbe manifestata “anche nell’individuazione del 12 giugno per lo svolgimento dei referendum, ovvero il primo fine settimana con le scuole chiuse e col venire meno di tutte le limitazioni Covid dopo due anni“.

Elezioni comunali: Genova e Palermo verso il centro‒destra

Si è attestata invece al 54,72% la partecipazione alle elezioni comunali, con lo spoglio che inizierà alle 14 di lunedì 13 giugno.

Secondo gli exit poll, i candidati di centro destra potrebbero vincere al primo turno a Genova e Palermo. Nel primo caso si tratterebbe di una riconferma per il sindaco uscente Marco Bucci, nel secondo Roberto Lagalla metterebbe fine a dieci anni di amministrazione di centro-sinistra con Leoluca Orlando. Fra i capoluoghi di provincia, gli esponenti del centro-destra sono in vatanggio anche a Catanzaro (Valerio Donato) e L'Aquila (Pierluigi Biondi): in entrambi i casi potrebbe non essere necessario il ballottaggio, visto che i candidati sono prossimi al 50% più uno delle preferenze.

Il centro-sinistra invece appare davanti a Parma, con Michele Guerra, e Verona, con l'ex calciatore della Roma Damiano Tommasi. Nella città veneta, tuttavia, il centro-destrasi divide tra Flavio Tosi, sostenuto da liste civiche e Forza Italia, e Federico Sboarina, che conta sull'appoggio di Lega e Fratelli d'Italia. Probabile che chi dei due entrerà al ballottaggio possa attirare i voti del candidato eliminato.

Il caos del voto a Palermo

La giornata ha registrato anche il forfait di quasi un terzo dei presidenti di seggio nella città di Palermo, cosa che ha ritardato ritardando le operazioni di voto, protratte oltre le 23. Un episodio definito “gravissimo“ dalla minsitra dell'Interno Luciana Lamorgese. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, 174 presidenti hanno rinunciato, mentre in molte sezioni le schede elettorali sono state consegnate con 3 o 4 ore di ritardo, mandando in tilt le operazioni preliminari.

La ragione potrebbe essere stata la concomitanza con una partita molto importante della squadra di calcio cittadina: la finale del play‒off di serie C contro il Padova, che ha sancito la promozione in serie B. Il tutto esaurito allo stadio Renzo Barbera, con oltre 34mila spettatori, ha fatto da contraltare alle commissioni di seggio vuote.

Il ministro dell'Interno ha autorizzato allora il prolungamentoi delle operazioni di voto oltre le 23 per quegli elettori che già si trovavano all'interno dei seggi. Il Comune ha depositato un esposto in Procura contro i presidenti rinunciatari. I reati che potrebbero prospettarsi vanno dall'interruzione di pubblico servizio al rifiuto di atti d'ufficio e non sono esclusi strascichi giudiziari: il risutlato potrebbe essere contestato se accerato che ai cittadini palermitani è stato negato il diritto di voto.