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Strage Viareggio: 'Assolvere Moretti,non è capro espiatorio'

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Di ANSA
Difensore Giovene in processo appello bis, 'Manca prova accuse'
Difensore Giovene in processo appello bis, 'Manca prova accuse'

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">FIRENZE</span>, 09 <span class="caps">GIU</span> – “Dispiace che l’ingegner Moretti<br /> sia stato preso come riferimento da colpire, da giustiziare, ma<br /> forse era comodo così, forse era molto meglio puntare<br /> l’attenzione su lui anziché su soggetti lontani da noi, che<br /> appartengono a imprese ferroviarie lontane, che non sono mai<br /> comparsi in aula, che sono sconosciuti. Moretti è più facile da<br /> colpire, è un capro espiatorio facile, che si può colpire, che<br /> c‘è”. Così l’avvocato Ambra Giovene, difensore di Moretti, ai<br /> giornalisti dopo l’udienza al processo di appello bis di Firenze<br /> sulla strage di Viareggio del 29 giugno 2009 dove oggi ha tenuto<br /> un’arringa di cinque ore e mezzo iniziata sottolineando<br /> “l’assoluta estraneità dell’ingegner Mauro Moretti a questi<br /> fatti. So che è un dato che non fa piacere ascoltare, ma<br /> significa dire una verità processuale e confrontarsi con dati<br /> storici che sono la verità del processo”. L’ex ad Rfi e Fs era presente in aula. L’avvocato Giovene ha<br /> criticato l’impostazione delle accuse fatte per “trascinare le<br /> responsabilità dei dirigenti Fs” dietro “condotte colpose<br /> estranee alle norme” e per Moretti ha chiesto “l’assoluzione per<br /> non aver commesso il fatto”. “La realtà di questo processo – ha<br /> affermato l’avvocato Giovene – è che manca assolutamente la<br /> prova della responsabilità dell’ingegner Moretti ma c‘è di più,<br /> non solo manca la prova di ciò, quanto piuttosto c‘è la prova<br /> contraria. Infatti nel 2006 l’ingegner Moretti ha firmato una<br /> prescrizione” sulla sicurezza ferroviaria come ad di Rfi “poi<br /> ripetuta nel 2008 da Ansf, pedissequamente, nel senso che è la<br /> stessa prescrizione, che imponeva l’obbligo di tracciabilità<br /> degli assili rispetto a rotabili che non erano omologati dal<br /> gestore delle infrastrutture ma omologati da imprese ferroviarie<br /> terze, come l’assile del carro di provenienza tedesca”. “Questo – ha concluso – è un elemento centrale del processo, che non è<br /> stato considerato, è un elemento di prova dell’estraneità ai<br /> fatti, tant‘è che la mia conclusione è per non aver commesso il<br /> fatto e ho inserito l’altro elemento ‘perché il fatto non<br /> costituisce reato’. Dispiace che un manager di questa qualità<br /> sia stato in qualche maniera offeso”. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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