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Duecentomila a rischio fame nel corno d'Africa. Unicef: non si pensi solo all'Ucraina

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Di Giulia Avataneo  Agenzie:  AP
Somalia
Somalia   -   Diritti d'autore  Farah Abdi Warsameh/The Associated Press   -  

Owliyo Hassan Salaad ha visto morire quattro figli quest'anno. La siccità nel Corno d'Africa li ha portati via uno dopo l'altro.

La donna, madre di dodici figli, ha lasciato i bambini al marito e si è messa in viaggio con il più grave dei piccoli, per trovare assistenza a Mogadiscio.

Le vittime della crisi alimentare aumentano per la stagione più secca degli ultimi decenni. Per la quinta volta di fila le piogge non sono arrivate. Il cambiamento climatico, i prezzi esorbitanti del grano che resta bloccato nei porti ucraini, aggravano una situazione già estrema.  Almeno 448 persone sono morte quest'anno nei centri di trattamento della malnutrizione somali. Ma le cifre sottostimano il problema.

Morti silenziose

Molti altri si spengono senza che neppure le autorità se ne accorgano. Come i quattro figli di Salaad, tutti di età inferiore ai 10 anni. Alcuni muoiono in remote comunità pastorali. Altri durante i viaggi a piedi in cerca di aiuto. E poi ci sono i decessi anche dopo aver raggiunto i campi profughi nelle città, che dovrebbero fornire assistenza ma non riescono a far fronte agli arrivi in aumento.

"Sicuramente i morti sono migliaia", ha dichiarato martedì ai giornalisti il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia, Adam Abdelmoula. L'assistenza umanitaria è stata prosciugata da crisi globali come la pandemia e la guerra.

Un'"esplosione di morti infantili" è in arrivo nel Corno d'Africa se il mondo si concentra solo sulla guerra in Ucraina e non agisce subito, ha dichiarato martedì l'Unicef.

Inferno a Mogadiscio

La carestia minaccia persino la capitale della Somalia, mentre i campi di sfollamento alla periferia di Mogadiscio si riempiono di nuovi arrivati esausti. Salaad e suo figlio sono stati respinti da un ospedale troppo affollato dopo essere arrivati una settimana fa.

Sono stati mandati al centro di cura per la malnutrizione. Ma anche qui le stanze sono piene e molti devono trovare accoglienza sul pavimento.

"Il centro è sovraccarico", spiega il dottor Mustaf Yusuf, medico del centro. I ricoveri sono più che raddoppiati a maggio, raggiungendo 122 pazienti.

Almeno 30 persone sono morte quest'anno fino ad aprile nel centro e in altre sei strutture gestite da Azione contro la fame. L'associazione registra il più alto tasso di ricoveri nei suoi centri per il trattamento della fame da quando ha iniziato a lavorare in Somalia nel 1992, con un aumento del 55% del numero di bambini gravemente malnutriti rispetto all'anno scorso.

Più in generale, almeno 448 persone sono morte quest'anno nei centri di trattamento della malnutrizione ambulatoriali e ospedalieri in Somalia fino ad aprile, secondo i dati compilati dai gruppi umanitari e dalle autorità locali.

Rapido deterioramento

"Sappiamo per esperienza che la mortalità aumenta all'improvviso quando ci sono tutte le condizioni - sfollamento, epidemie, malnutrizione - che stiamo riscontrando in Somalia", ha dichiarato Biram Ndiaye, responsabile dell'Unicef Somalia per la nutrizione.

Le indagini sulla mortalità condotte in alcune zone della Somalia a dicembre, aprile e maggio dall'Unità di Analisi della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione delle Nazioni Unite hanno mostrato un "grave e rapido deterioramento in un arco di tempo molto breve". La più allarmante è stata la regione di Bay, nel sud, dove la mortalità degli adulti è quasi triplicata, la mortalità infantile più che raddoppiata e la malnutrizione grave è triplicata.

Il ruolo del terrorismo

Una complicazione notevole nel conteggio dei decessi è rappresentata dal gruppo estremista al-Shabab, il cui controllo su ampie zone della Somalia meridionale e centrale costituisce un ostacolo agli aiuti. Si stima che la dura risposta alla carestia del 2010-12 abbia contribuito a oltre un quarto di milione di morti, metà dei quali bambini.

Un altro fattore è stata la lentezza della risposta della comunità internazionale. "Un dramma senza testimoni", disse all'epoca il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia. L'allarme è tornato più forte che mai.

Più di 200 mila persone in Somalia devono affrontare "una fame e una carestia catastrofiche, con un drastico aumento rispetto alle 81 mila previste ad aprile", ha dichiarato lunedì l'Onu, sottolineando che il piano di risposta umanitaria per quest'anno è finanziato solo al 18%.

Problema diffuso

La Somalia non è il solo stato africano a trovarsi in crisi. Secondo l'Unicef, in Etiopia il numero di bambini trattati per malnutrizione grave è aumentato del 27% nel primo trimestre di quest'anno rispetto all'anno scorso. L'aumento è stato del 71% in Kenya.

In un campo di sfollati stracolmo alla periferia di Mogadiscio, gli ultimi arrivati hanno descritto con angoscia la morte dei familiari. "Ho lasciato indietro alcuni figli per prendermi cura di quelli che soffrono", ha detto Amina Abdi Hassan, arrivata da un villaggio della Somalia meridionale con il suo bambino denutrito.

"Molti altri sono in arrivo", ha detto.

Hawa Abdi Osman ha detto di aver perso i figli per la siccità. Emaciata e indebolita da un'altra gravidanza, ha camminato per cinque giorni fino a Mogadiscio. "Abbiamo dovuto abbandonare alcuni dei nostri parenti e altri sono morti mentre noi li guardavamo", ha detto sua cugina, Halima Ali Dhubow.

Ogni giorno arrivano al campo altre persone, che usano le ultime briciole di energia per allestire ripari di fortuna nella polvere, legando insieme rami con tessuti e plastica. Secondo il Consiglio norvegese per i rifugiati, alcuni camminano fino a 19 giorni per raggiungere la capitale.

"Solo ieri sera sono arrivate 120 famiglie", ha detto la responsabile del campo, Nadifa Hussein. "Il numero di persone è così elevato che aiutarle va oltre le nostre capacità". In passato le agenzie umanitarie ci aiutavano, ma ora gli aiuti sono molto scarsi. Solo Dio può aiutarli".