Bancarotta con società boss Pillera, tre arresti Gdf Catania

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Di ANSA
Inchiesta della Procura su fallimento 'T.C. Impianti'
Inchiesta della Procura su fallimento 'T.C. Impianti'

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">CATANIA</span>, 28 <span class="caps">MAG</span> – Tre persone sono state arrestate e<br /> poste ai domiciliari da finanzieri del Comando provinciale di<br /> Catania nell’ambito di un’inchiesta della Procura distrettuale<br /> sulla ‘T.C. Impianti’, azienda del settore dei servizi per le<br /> telecomunicazioni dichiarata fallita nell’aprile del 2021. Sono<br /> Francesco Marino, rappresentante legale della società, e<br /> Giovanni Consolo e Massimo Scaglione in qualità di soci e<br /> amministratori. Sono indagati per bancarotta fraudolenta ed<br /> emissione di fatture per operazioni inesistenti, con condotte<br /> aggravate dall’avere favorito il clan mafioso Pillera-Puntina. Nei loro confronti il Gip ha emesso un’ordinanza cautelare che<br /> dispone anche la misura del divieto temporaneo di esercitare<br /> l’attività imprenditoriale per un anno. Dalle indagini del<br /> nucleo Pef delle Fiamme gialle è emerso che gli indagati, “a<br /> fronte di un rilevante passivo fallimentare della società, pari<br /> a circa 800 mila euro, prevalentemente costituito da debiti<br /> verso l’Erario, avrebbero trasferito, a un prezzo non congruo,<br /> macchinari, attrezzature e posizioni contrattuali a una nuova<br /> società appositamente costituita, la “Easytel”, che di fatto,<br /> contesta l’accusa, ne ha continuato l’attività imprenditoriale”.<br /> Sarebbero state, inoltre, “emesse fatture per operazioni<br /> inesistenti, con realizzazione di un indebito profitto, pari<br /> all’Iva non versata da parte di “T.C. Impianti”, per 140 mila<br /> euro”. Nell’inchiesta ‘Easy order’ sono confluite le dichiarazioni<br /> di un collaboratore di giustizia ed elementi investigativi che,<br /> secondo la Procura, “consentirebbero di ricondurre la società a<br /> Salvatore Pillera, capostipite dell’omonimo clan, attualmente<br /> detenuto in regime di 41-bis”. Accogliendo la richiesta della<br /> Dda il Gip ha anche disposto il sequestro delle quote della<br /> Easytel, dei relativi beni aziendali e del profitto del reato<br /> tributario di emissione di fatture per operazioni inesistenti,<br /> per un valore stimato di oltre un milione di euro. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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