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L'Albania guarda all'Ue, ma deve agire nella lotta al traffico di esseri umani

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Di Gianluca Martucci
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Ilir Meta, presidente della Repubblica albanese
Ilir Meta, presidente della Repubblica albanese   -   Diritti d'autore  GENT SHKULLAKU/AFP or licensors

Non c'è prospettiva europea senza rispetto dei diritti fondamentali e lotta alla tratta di esseri umani. È una verità di cui è consapevole il presidente della Repubblica albanese Ilir Meta, che mercoledì 25 maggio ha parlato della questione nel corso del Forum sulle libertà nei Balcani organizzato da Tirana. 

Percorso Ue ( ancora a ostacoli)

"Nonostante gli sforzi nel mettere in piedi meccanismi di contrasto, le difficoltà nell'aiutare le potenziali vittime persistono", ha affermato il capo dello Stato in un dibattito pubblico a cui hanno preso parte anche la presidente della Repubblica del Kosovo Vjosa Osmani e l'ambasciatore statunitense a Tirana Yuri Kim, oltre a senatori del Congresso americano e rappresentanti del governo albanese. 

L'appello di Meta è rivolto alla necessità di agire sulla prevenzione non solo "migliorando la protezione e l'assistenza e indagando seriamente sui trafficanti e sugli agenti che collaborano con loro", ma anche "dando priorità alla situazione economica nei nostri Paesi, alla lotta alla povertà, all'assistenza sociale e alla creazione di opportunità lavorative", ha aggiunto il presidente. "I trafficanti prendono di mira le persone che sono in grande difficoltà economica e che hanno disperato bisogno di lavorare", sono state le tue parole.

Per l'omologa kosovara il problema è di natura tecnica e giuridica. "La presenza di sistemi di polizia non integrati e di definizioni giuridiche incoerenti nei Balcani, a cui si aggiungono restrizioni di tipo istituzionale, l'assenza di supporto agli organi di polizia e il non coinvolgimento degli ispettorati del lavoro creano dei problemi nell'efficiente identificazione dei casi di tratta", ha detto Osmani insistendo sui vantaggi in termini di sicurezza che apportano "un'economia stabile, il lavoro ben pagato e il rispetto dello stato di diritto".

Il problema del traffico di vite umane nei Balcani non riguarda solo i migranti che provengono da Turchia e Medio Oriente, che si affidano alla criminalità organizzata per entrare nell'Unione europea. "Il 17% delle vittime di tratta è rappresentato da cittadini dei Paesi della regione balcanica", ha detto Meta durante il suo intervento. Grazie a un'indagine coordinata da Europol e supportata da Eurojust, la polizia albanese, quella greca e quella italiana hanno sgominato a gennaio 2022 una grande banda criminale formata principalmente da iracheni e siriani, che hanno contribuito al traffico illegale di oltre 1.100 dalle coste della Turchia a quelle del Salento. Un episodio che fa capire quanto l'Albania sia inevitabilmente al centro dei traffici di esseri umani dal Medio Oriente. 

Lo status di Paese candidato

Nella sua corsa per diventare Stato membro dell'Unione europea l'Albania dovrà necessariamente fare progressi nel campo del rispetto dei diritti umani, requisito indispensabile richiesto dai trattati europei per i Paesi candidati. A esserne consapevoli sono gli stessi vertici di Stato, nonostante il problema abbia una rilevante dimensione interna anche nell'Unione europea, visto che il 49% delle vittime di tratta registrate nell'Ue è costituita da cittadini europei. 

Secondo la relazione sul traffico di esseri umani elaborata dalla Commissione europea nel 2020, nel bienno 2017-2018 l'Albania era il secondo Paese per nazionalità delle vittime di tratta di esseri umani registrate nei 27 Paesi Ue. Il 58% delle vittime con cittadinanza albanese è caduta nel giro della tratta per sfruttamento sessuale.