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Mafia: un letto e angolo cucina, ecco la cella di Buscetta

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Di ANSA
Mostrata a margine Conferenza pg Consiglio Europa
Mostrata a margine Conferenza pg Consiglio Europa

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">PALERMO</span>, 06 <span class="caps">MAG</span> – A margine della conferenza dei<br /> procuratori generali del Consiglio d’Europa, organizzata dalla<br /> Procura Generale della Cassazione e dai Ministeri degli Esteri e<br /> della Giustizia, è stata mostrata la cella in cui venne<br /> trasferito il pentito Tommaso Buscetta durante tutta la sua<br /> partecipazione, come teste, al maxiprocesso alla mafia istruito<br /> dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La cella si trova nell’area riservata dell’aula bunker del<br /> carcere Ucciardone che venne costruita appositamente per la<br /> celebrazione del processo che vide imputati insieme, per la<br /> prima volta, i vertici, i “colonnelli” e gli uomini d’onore<br /> palermitani. La permanenza di Buscetta nell’area riservata, gestita<br /> dall’ex capo della polizia Antonio Manganelli, venne tenuta<br /> riservata per motivi di sicurezza. Nella stessa ala pernottavano gli agenti della Polizia che<br /> dovevano vigilare sulla sicurezza di Buscetta, il collaboratore<br /> di giustizia che con le sue dichiarazioni fu il teste principale<br /> dell’accusa e permise a Falcone di ricostruire gli organigrammi<br /> di Cosa nostra e far luce su decine di omicidi e traffici<br /> illeciti. Nella stanza Buscetta aveva un letto singolo, un angolo<br /> cucina, un bagno con vaso alla turca e un lavabo. L’aria passava da grate poste nella parte alta della cella.<br /> Per nascondere la presenza di Buscetta, le mattine in cui questi<br /> avrebbe dovuto deporre, si inscenavano finti trasferimenti del<br /> pentito all’Ucciardone da altri luoghi della città. Nel 1993 la cella venne usata dal boss Totò Riina che, dopo<br /> la cattura, venne trasferito nell’ala riservata per assistere ai<br /> processi a suo carico. IL detenuto era controllato dagli uomini<br /> della Polizia Penitenziaria 24 ore al giorno grazie a un sistema<br /> di videosorveglianza. I pasti, prelevati dalla cucina del<br /> carcere ed ermeticamente chiusi alla presenza del direttore<br /> dell’Ucciardone, venivano aperti solo per la consegna a Riina.<br /> (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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