Riace: il 25 maggio il processo d'appello a Mimmo Lucano

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Di ANSA
A Reggio Calabria, dovrebbe concludersi nel pomeriggio
A Reggio Calabria, dovrebbe concludersi nel pomeriggio

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">REGGIO</span> <span class="caps">CALABRIA</span>, 30 <span class="caps">APR</span> – Inizierà il prossimo 25<br /> maggio il processo d’appello all’ex sindaco di Riace Mimmo<br /> Lucano, condannato lo scorso settembre dal Tribunale di Locri a<br /> 13 anni e 2 mesi di carcere al termine del processo “Xenia”.<br /> L’avviso è stato notificato a Lucano e agli altri 17 imputati<br /> dalla Seconda sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria.<br /> Associazione a delinquere, truffa, peculato, falso e abusi<br /> d’ufficio: sono molti i capi di imputazione per i quali Lucano è<br /> stato giudicato colpevole nel processo di primo grado, nato da<br /> un’inchiesta della guardia di finanza sul “modello Riace” e<br /> sulla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti. La<br /> sentenza è stata contestata dagli avvocati Andrea Daqua e<br /> Giuliano Pisapia, difensori dell’ex sindaco, che nelle<br /> motivazioni d’appello parlano di “lettura forzata se non<br /> surreale dei fatti”. Per i legali, il Tribunale di Locri, presieduto dal giudice<br /> Fulvio Accurso, ha inteso “dichiarare a ogni costo responsabile<br /> Lucano” il cui obiettivo, piuttosto, “era uno solo ed in linea<br /> con quanto riportato nei manuali Sprar: l’accoglienza e<br /> l’integrazione. Non c‘è una sola emergenza dibattimentale<br /> (intercettazioni incluse) dalla quale si possa desumere che il<br /> fine che ha mosso l’agire del Lucano sia stato diverso”. Sempre<br /> nelle motivazioni d’appello i legali rilevano che in sentenza<br /> c‘è stato un “uso smodato delle intercettazioni telefoniche,<br /> conferite in motivazione nella loro integralità attraverso la<br /> tecnica del copia/incolla”. Secondo gli avvocati, inoltre, molte intercettazioni<br /> sarebbero inutilizzabili per come stabilito dalla sentenza<br /> “Cavallo”, emessa nel 2020 dalle Sezioni unite della Cassazione<br /> che ne regola l’utilizzo solo in procedimenti connessi a quelli<br /> per i quali le stesse erano state autorizzate e “salvo che<br /> risultino indispensabili per l’accertamento dei delitti per i<br /> quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. La Corte d’Appello<br /> dovrà inoltre valutare il reato di associazione a delinquere<br /> contestato a Lucano e anche il cambio di capo di imputazione, da<br /> abuso d’ufficio a truffa aggravata, che ha fatto lievitare la<br /> condanna dell’ex sindaco di Riace per il quale la Procura di<br /> Locri, in primo grado, aveva chiesto 7 anni e 11 mesi di<br /> reclusione. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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