Nuova inchiesta a Milano su un rapimento di 47 anni fa

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Di ANSA
Fu rapita e uccisa 47 anni fa, chiusura indagini pure per boss
Fu rapita e uccisa 47 anni fa, chiusura indagini pure per boss

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">MILANO</span>, 30 <span class="caps">APR</span> – C‘è una terza e nuova inchiesta<br /> della Procura di Milano, con quattro indagati nella vecchia<br /> ‘mala’ milanese vicina alla ‘ndrangheta, sul sequestro a scopo<br /> di estorsione che si è concluso con l’omicidio, 47 anni fa,<br /> della 18enne Cristina Mazzotti, la prima donna a essere rapita<br /> dall’Anonima sequestri al Nord Italia. I pm milanesi Alberto Nobili e Stefano Civardi, sulla base<br /> del lavoro della squadra Mobile, contestano a 4 persone legate<br /> alla ‘ndrangheta l’omicidio volontario della 18enne, nel<br /> presupposto che “segregandola in una buca senza sufficiente<br /> aereazione e possibilità di deambulazione, somministrandole<br /> massicce dosi di tranquillanti e eccitanti”, ne abbiano “così<br /> cagionato la morte” nelle stesse ore in cui il padre pagava il<br /> riscatto tra il 31 luglio e l’1 agosto 1975. Si tratta di<br /> Demetrio Latella, Giuseppe Calabrò, Antonio Romeo e Antonio<br /> Talia. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Cristina Mazzotti fu rapita la sera del’1 luglio 1975 fuori<br /> dalla sua villa di Eupilio (Como). Al padre della ragazza,<br /> Helios, furono chiesti 5 miliardi di lire di riscatto e dopo un<br /> mese l’uomo racimolò 1 miliardo e 50 milioni che pagò. Il primo<br /> settembre del ’75 una telefonata anonima indicò ai carabinieri<br /> di scavare in una discarica di Galliate (Novara), e lì fu<br /> ritrovato il cadavere. Cristina era stata uccisa da un cocktail<br /> di farmaci. Un primo processo si concluse a Novara con 13<br /> condanne di cui otto ergastoli a carico di fiancheggiatori ma<br /> non degli esecutori materiali del sequestro finito in omicidio.<br /> (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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