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La crisi del gas in Italia spiegata in tre punti

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Di Samuele Damilano
Mario Draghi e Abdelmadjid Tebboune
Mario Draghi e Abdelmadjid Tebboune   -   Diritti d'autore  Algerian Presidency via AP   -  

L'Italia è il Paese nell'Unione europea in cui il gas ha il maggior peso nel totale di energia usata, il 42,5 per cento. Con 28 miliardi di metri cubi (bcm) lo scorso anno (39 per cento), la Russia è il principale fornitore. I gasdotti attraverso cui il gas di Mosca arriva in Italia sono l’Urengoy-Pomary-Uzhgorod, 4.450 km, che dalla Siberia, passando per l’Ucraina, arriva in Slovacchia; il Transgas che da lì lo porta in Austria; e infine il Tag (Trans Austria gas), controllato da Snam (Società nazionale metanodotti), fino all’impianto di Treviso.

Un legame che - all'indomani del 24 febbraio, dopo la mozione del Parlamento europeo per un embargo totale del gas dal Cremlino -deve essere sciolto il prima possibile.

Ma il problema si fa ancora più complesso se, dei 76 miliardi di metri cubi (bcm) di gas consumati l'anno scorso, il 95 per cento è importato.

Ecco perché è importante l'accordo siglato recentemente con l'Algeria, ma non solo. In tre punti abbiamo cercato di capire come e attraverso chi l'Italia si rifornisce di gas e ancora se c'è gas nel sottosuolo della penisola.

  1. L'accordo con l'Algeria

  2. Chi sono gli altri fornitori

  3. La produzione italiana

L’accordo con l’Algeria

Il secondo Paese, dopo la Russia, che esporta più gas in Italia è l’Algeria: 22,5 bcm nel 2021, che corrispondono al 31 per cento. Lunedì è stato concluso un accordo tra il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, per aumentare la fornitura di 3 miliardi di metri cubi in questi mesi, di altri 6 entro il 2023 e infine di 9 nel 2024. L’accordo è stato firmato dall’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi e da Toufik Hakkar, presidente dell’azienda energetica di Stato algerina Sonatrach. La strada per arrivare in Italia è il gasdotto Transmed, che passa per la Tunisia e il canale di Sicilia, prima di arrivare a Mazara del Vallo.

"Oggi è un giorno speciale per le relazioni tra Italia e Algeria, in particolare per Eni e Sonatrach: grazie alla collaborazione stretta e di lunga data tra le due società si è riusciti in così poco tempo e con un enorme sforzo congiunto a firmare questo importante accordo, che consolida ulteriormente la partnership tra le aziende e rafforza la cooperazione tra i nostri Paesi", ha detto Descalzi.

Già dal 2014, anno dell’invasione russa della Crimea, i rapporti tra Italia e Algeria si erano intensificati: si è passati dai 6,7 miliardi di bcm importati dall'Italia ai quasi 23 dello scorso anno. Senza tuttavia ridurre i rifornimenti dalla Russia, che nel 2019 hanno toccato il picco di 33,4 mcb esportati verso l'Italia.

Un’incognita è legata invece all’instabilità politica del Paese nordafricano - lo stesso Tebboune è salito al potere nel 2019, in seguito a un forte movimento di proteste - e dalla precarietà delle sue infrastrutture energetiche. Nonché dai rapporti diplomatici molto stretti con Mosca: l’Algeria ha votato contro la risoluzione delle Nazioni Unite per escludere la Russia dal Consiglio dei diritti umani. Anche Mozambico, Angola (astenuti) e Congo (contrario) - prossime tappe di Draghi per assicurarsi ulteriori approvvigionamenti di gas - non hanno votato a favore.

"Eni opera in Algeria dal 1981, investendo nell’upstream e producendo gas destinato al consumo domestico e all’export; il Paese si è sempre dimostrato un partner affidabile e abbiamo nel tempo sviluppato ottimi rapporti industriali e commerciali", dicono fonti interne all'azenda: "Non entriamo nel merito di considerazioni politiche".

Gli altri fornitori

Restando nel continente africano, l’Italia importa gas anche dalla Libia: lo scorso anno, sempre secondo i dati del Ministero della Transizione ecologica, 3,2 bcm (4,4 per cento del totale) sono stati diretti, attraverso il gasdotto Greenstream, 520 km, all’impianto di Gela. Anche se il Greenstream ha una portata a pieno regime di 10 bcm

"La Libia non ha fatto grandi insvestimenti e in più non c’è disponibilità da parte della compagnia di Stato ad aumentare l’esportazione", precisa a Euronews Davide Tabarelli, professore presso la Facoltà di Ingegneria di Bologna e il Politecnico di Milan, e presidente e fondatore di NE-Nomisma Energia, società di ricerca sull’energia e l’ambiente. "Sappiamo che la situazione politica è molto difficile, quindi non ci aspettiamo molti volumi addizionali".

Lo scorso febbraio il Parlamento libico aveva votato per destituire l'attuale primo ministro, Abdul Hamid Dbeiba, non in grado di garantire il normale svolgimento delle elezioni. Previste inizialmente a dicembre, quando si temeva un colpo di stato sulla scia delle tensioni con le milizie del generale Haftar, si dovrebbero tenere il prossimo giugno.

Dopo Russia e Algeria, gli altri fornitori sono Azerbaijan (7,2 bcm nel 2021, 9,9 per cento), Qatar (6.8 bcm, 9,5 per cento) e Norvegia, 1,9 bcm nel 2021, ma 7,3 nel 2020.

La fornitura di gas azero è incominciata nel 2020, con l’inaugurazione - tra le critiche del Movimento 5 Stelle - del metanodotto Tap (Trans adriatic pipeline) che, partendo dalla Grecia, arriva alla Rete Gas a Melendugno (Lecce), controllata da Snam. Da Baku al Tap il gas deve comunque passare per il Scp (South Caucasus Pipeline), 692 km, diretto in Turchia e poi per il Tanap (Trans Anatolian Pipeline), 1.840 km, fino alla Grecia.

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Principali fornitori di gascleared

Dal Qatar, terzo Paese al mondo per riserve energetiche, gli approvvigionamenti di Gnl (gas naturale liquefatto) sono iniziati nel 2009 (1,5 miliardi di metri cubi), per passare a 6 nel 2010. Dopo una visita di Di Maio e Descalzi a inizio marzo, l’emirato del Golfo ha promesso di aumentare l’export di Gnl verso l’Italia, che ha tuttavia il problema di aumentare la capacità dei rigassificatori: attualmente il gas qatariota arriva al terminal GNL di Rovigo, l’Adriatic LNG, di cui la Qatar Terminal Company Limited ha una quota del 22%. Il terminal ha una capacità annuale di 8 miliardi di metri cubi, che recentemente il MiTE, attraverso un decreto del 21 dicembre 2021 ha alzato a 9. Le altre opzioni sono i terminal di Panigaglia (3,5 bcm) e Livorno (3,75 bcm).

Per trasportare il gas norvegese l’Italia si serve invece del gasdotto Transitgas, 293 km, che si collega alla rete nazionale in Piemonte. Nel 2021 è stato l'unico Paese europeo a esportarne verso l'Italia una quota rilevante.

L'Italia può contare su risorse interne?

Tra gennaio e ottobre del 2020, secondo i dati del ministero della Transizione ecologica, l’Italia ha prodotto sul proprio territorio poco più di 4 miliardi di metri cubi, circa il 4,4 per cento del totale. Nel 2021, 3,3 bcm, un livello ancora inferiore rispetto all’anno precedente. Nel 2000, stando ai grafici diffusi dal ministero dello Sviluppo economico, l’Italia riusciva a generare quasi 17 mcb.

Nel Paese ci sono 1.298 pozzi estrattivi, di cui solo 514 utilizzati. Anche se, come si legge nel Pitesai (Piano per la transizine energetica sostenibile nelle aree idonee), “le 17 concessioni più produttive hanno realizzato complessivamente 3.566 milioni di m3, pari all’81% della produzione nazionale”. Nel sottosuolo italiano, secondo le stime del Codacons, ci sono circa 1,8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas naturale (tra i 70 e i 90) considerate solo le riserve certe.

La decisione di affidarsi al gas di altri Paesi è dovuta all’alto costo di estrazione. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in seguito all’invasione russa ha detto che vorrebbe aumentare di 2,2 miliardi la produzione annuale.

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Gas prodotto in Italiacleared

L’Italia, tra i più importanti Stati membri dell' Unione europea, è insieme alla Germania quello più dipendente dal gas di Mosca, con la differenza, tuttavia, che Berlino può disporre di una maggiore quantità di energie rinnovabili e di riserve di carbone, il cui blocco è stato temporaneamente sospeso per via della guerra.

Nell’**indice di vulnerabilità stilato dall’Ispi**, sulla base della quantità di gas importato da Mosca sul totale dei consumi nazionali, l’Italia presenta un livello di ‘alta vulnerabilità’: 19, in un range che va da 0 a 30. La Spagna e la Francia hanno ottenuto 2 come punteggio, la Germania 12.

Un recente studio della Goldman Sachs ha delineato le possibili conseguenze nel caso la Russia dovesse chiudere i rubinetti dei gasdotti, come chiesto quasi all’unanimità dal Parlamento europeo: il Pil dell’Eurozona scenderebbe del 2,2 per cento. Quello dell’Italia del 2,6 per cento. Da qui la ricerca da parte del governo di fonti di approvvigionamento alternative per rendersi più indipendente: l'implementazioni delle forniture attraverso i gasdotti già esistenti, **l'aumento delle importazioni di gas Gnl da Qatar e Stati Uniti - **che comporta però un complicato ampliamento dei rigassificatori - e, in parte, dell'estrazione di metano sul suolo italiano.

"Sono tutte opzioni che non avranno un effetto concreto a breve termine", commenta però Tabarelli. "Abbiamo un sistema energetico non troppo flessibile e una capacità di riserva di carbone nettamente inferiore a quella della Germania".