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Bancarotte pilotate per acquisire attività, cinque arresti

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Di ANSA
I due si sarebbero incontrati in discoteca, poi abuso in auto
I due si sarebbero incontrati in discoteca, poi abuso in auto

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">PERUGIA</span>, 06 <span class="caps">APR</span> – Un ex commercialista romano, che<br /> si faceva chiamare “imperatore”, è ritenuto l’artefice di un<br /> complesso sistema illecito che attraverso bancarotte pilotate,<br /> truffe ai danni di imprenditori, frodi fiscali e altri reati,<br /> sembrerebbe finalizzato a condurre al dissesto un cospicuo<br /> numero di aziende, accumulando debiti stimati complessivamente<br /> per quasi 50 milioni di euro a discapito di fornitori e<br /> dipendenti delle aziende nonché dell’erario. E’ quanto emerge da<br /> un indagine dei carabinieri del Ros coordinati dalla procura di<br /> Perugia. L’uomo e un consulente finanziario di origini calabresi ma da<br /> tempo residente nel perugino sono finiti in carcere in quanto<br /> ritenuti “figure apicali” del gruppo mentre tre indagati,<br /> operanti soprattutto a Roma, sono stati messi ai domiciliari. Secondo quanto emerso dalle indagini – si legge in un<br /> comunicato della procura di Perugia -, il presunto meccanismo<br /> illecito, più volte ripetuto, sarebbe consistito in particolare<br /> nell’acquisizione di società sul mercato in Umbria, Toscana,<br /> Lazio, Lombardia, Puglia, Trentino Alto Adige e Campania,<br /> operanti in settori quali pubblicità, edilizia, turismo, sanità,<br /> assistenza agli anziani, gestione di asili, informatica e<br /> commercio; nell’intestazione fittizia a prestanome delle aziende<br /> acquistate; nel trasferimento degli asset più redditizi ed in<br /> attivo spesso comprendenti anche importanti commesse pubbliche<br /> (dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, del Comune di<br /> Ravenna e della Provincia di Bolzano) ad altre società<br /> riconducibili all’organizzazione. Gli indagati – in base alla<br /> ricostruzione accusatoria -sarebbero così riusciti da un lato a<br /> svuotare di ogni disponibilità le società acquisite, privandole<br /> di ogni risorsa patrimoniale aggredibile, sopprimerne la<br /> documentazione contabile e poi destinarle al fallimento,<br /> rendendo così vane le pretese di creditori ed Erario, dall’altro<br /> a proseguire la gestione delle attività redditizie distratte,<br /> dirottando gli “ingenti ricavi” in ulteriori società, anch’esse<br /> intestate a prestanome o, attraverso altri canali, fatti<br /> arrivare direttamente ai presunti sodali. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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