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La guerra in Ucraina e la crisi del vetro

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Di redazione italiana
La guerra in Ucraina e la crisi del vetro
Diritti d'autore  AFP

La guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia hanno inferto un altro duro colpo a una situazione economica già difficile in molti settori. Tra le ripercussioni dirette la carenza del grano, da sempre largamente importato in Europa proprio da Ucraina e Russia, e dell'olio di girasole, di cui l'Ucraina è il maggior produttore mondiale.

Foto: Atlante
Controllo dei prodottiFoto: Atlante

Ma in difficoltà è anche il settore delle confezioni, soprattutto se si parla di vetro. E dai barattoli di vetro, a cascata, la crisi potrebbe estendersi ai prodotti da confezionare, e a cascata fino al campo. A lanciare l’allarme è Atlante, una delle principali società di global sourcing, impegnate cioè a fare arrivare i prodotti sugli scaffali dei supermercati.

L'intervista integrale con Natasha Linhart (in Italiano): dalla mancanza dell'olio di semi di girasole alla crisi del vetro e a cascata pressione su tutti i prodotti alternativi. Il sistema che non funziona più

"Il vetro è ormai diventato un grosso problema perché ci sono delle strozzature in tutta la filiera, che risente in modo considerevole dell’aumento del costo dell'energia - spiega l'amministratrice delegata Natasha Linhart - È un prodotto che necessita di un'enorme quantità di energia, ma anche le materie prime per produrre il vetro stanno diventando estremamente costose; se consideriamo che gran parte dell'industria è stata occupata negli ultimi due anni a produrre le fiale per i vaccini (milioni e milioni e milioni di vaccini, tutti confezionati in vetro), tutta questa situazione ha creato una drammatica carenza a livello globale".

Non solo le fiale dei vaccini. L’utilizzo del vetro, la cui produzione europea è in mano a 4-5 grandi aziende - una delle quali ha diversi stabilimenti in Ucraina – è stato fortemente incentivato negli ultimi anni in un’Europa alle prese con la transizione verde e l’abbandono della plastica. Un aumento della domanda che potrebbe causare delle carenze nel settore alimentare (dal momento che una riconversione della filiera produttiva, per esempio dal vetro alle lattine, richiederebbe tempo e investimenti). Ma tutto questo è solo la punta dell'iceberg, la crisi è probabilmente sistemica:

"Sin dalla fine della Seconda guerra mondiale - conclude Linhart - abbiamo sviluppato l'idea che se hai una catena di approvvigionamento e un processo industriale estremamente efficienti puoi minimizzare i costi. Ma in realtà non abbiamo considerato l’altissimo rischio determinato dal vivere in una società 'just in time'. Potrebbe quindi essere necessario rivedere il nostro modo di lavorare e di gestire nel concreto le nostre aziende e tutte le catene di approvvigionamento, lasciando un po’ più di margine di respiro e non concentrandoci unicamente sul taglio dei costi".