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Da Kiev messaggi di fermezza ma anche di distensione

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Di Paolo Alberto Valenti  Agenzie:  Redazione italiana, ANSA
Kiev: Volodymyr Zelensky e il cancelliere tedesco Olaf Scholz
Kiev: Volodymyr Zelensky e il cancelliere tedesco Olaf Scholz   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved   -  

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz a Kiev, dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: una missione capitale per la pace a livello internazionale. Nella conferenza stampa che ha seguito il lungo colloquio fra i due uomini di stato si è percepita qualche nota positiva corroborata anche da elementi esterni come l'annuncio da parte di Mosca della conclusione delle grandi manovre militari congiunte con la Bielorussia ed anche il larvato ottimismo del ministro degli esteri russo Lavrov, apparso nei recenti dispacci delle maggiori agenzie occidentali sulla necessità di continuare a negoziare.

Missione de-escalation

Scholz svolge il ruolo dell'inviato di pace: da una parte l'Europa e gli USA che non possono perdere la faccia sul loro incondizionato appoggio all'Ucraina che, come la Crimea della metà dell XIX secolo, sembra dover finire in bocca all' "orso russo" (in tanti ricorderanno i 600 di Balaklava), dall'altra la Russia che percepisce l'assedio della Nato nel cui consorzio l'Ucraina vorrebbe entrare. L'architettura della distensione è difficile con 130.000 soldati russi sulle frontiere dell'Ucraina ma va perseguita ad ogni costo anche perché Putin è apparso molto determinato nelle ultime settimane e lo ha pure dimostrato. In sostanza Scholz porta la solidarietà tedesca e quella dell'Europa a Kiev tanto che prima di partire ha chiesto al presidente russo Putin una de-escalation. "Ci aspettiamo da Mosca segnali urgenti di una de-escalation. Un'ulteriore aggressione militare avrebbe conseguenze molto pesanti per la Russia. Su questo sono assolutamente d'accordo con i nostri alleati": ha scritto Scholz in un messaggio su Twitter diffuso prima del suo volo per Kiev. In Ucraina però ha ribadito anche altri paletti: "In caso di aggressione militare, saremmo pronti a sanzioni su vasta scala, se la Russia violerà nuovamente la sovranità ucraina, sapremo cosa fare". Ha precisato il cancelliere nella conferenza stampa congiunta con Zelensky. "La sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina non sono negoziabili. Ci aspettiamo dalla Russia chiari segnali di de-escalation, un attacco all'Ucraina avrebbe gravi conseguenze".

Una adesione alla Nato non prioritaria

"La sicurezza dell'Ucraina è la sicurezza dell'Europa": gli ha fatto eco il presidente ucraino Zelensky nell'incontro congiunto davanti ai giornalisti. La Germania è "uno dei nostri partner chiave in Europa", ha aggiunto Zelensky, sottolineando che i due Paesi condividono "la visione di una soluzione pacifica del conflitto" con la Russia ed ha parlato di desiderio, di sogno dell'Ucraina di integrare la Nato ma in questo momento non è il fulcro della discussione o la priorità. Parole che sembrano alludere ad una certa malleabilità della politica estera di Kiev corroborata da alcune dichiarazioni dell'ambasciatore di Kiev nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, non totalmente confermate dal suo presidente secondo le quali l'Ucraina "potrebbe rinunciare all'obiettivo di entrare nella Nato se ciò può contribuire a evitare una guerra con la Russia". Prystaiko lo ha detto alla britannica Bbc Radio 5 Live e questo anche se l'obiettivo di entrare nella Nato sia inserito nella vigente Costituzione ucraina. Adesso la missione del cancelliere tedesco deve affrontare la tappa più difficile ma l'unica che potrà garantirgli il successo: Mosca.

Le ultime da Mosca

C'è uno spiraglio nella crisi ucraina e ad aprirlo è il ministro degli Esteri russo. Sergei Lavrov. Durante un incontro con Vladimir Putin a Mosca, ha suggerito al presidente di continuare il dialogo con l'Occidente. "Mettiamo in guardia da conversazioni senza fine su questioni che hanno bisogno di essere risolte adesso, tuttavia probabilmente, come capo del ministero degli Esteri, devo dire che c’è sempre una possibilità", ha detto Lavrov al presidente russo. Allo stesso tempo il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, in un colloquio con il capo del Cremlino ha affermato che "alcune esercitazioni militari in Bielorussia sono terminate e altre sono vicine alla fine". Da Minsk fanno sapere intanto che le truppe russe lasceranno il Paese non appena le esercitazioni congiunte saranno concluse. Lo ha dichiarato il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, durante un incontro con l'ex presidente del parlamento ucraino, Oleksandr Moroz. Gli addestramenti militari sono iniziati il 10 febbraio e termineranno questa domenica.