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Ponte Genova: pm, Aspi e Spea sapevano che era 'malato'

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Di ANSA
"Quanto dovremo aspettare? Senza memoria non c'è progresso"
"Quanto dovremo aspettare? Senza memoria non c'è progresso"

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">GENOVA</span>, 28 <span class="caps">GEN</span> – Hanno iniziato a parlare i pubblici<br /> ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno nel corso<br /> dell’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta sul crollo<br /> del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 morti). I magistrati<br /> stanno illustrando i motivi per cui chiederanno il rinvio a<br /> giudizio delle 59 persone indagate oltre alle due società Aspi e<br /> Spea, la controllata che si occupava delle manutenzioni. I due<br /> hanno iniziato spiegando che la società sapeva<br /> dell’ammaloramento della struttura almeno dagli anni ’90, quando<br /> vennero eseguiti i lavori sulla pila 11. Hanno poi insistito sul<br /> fatto che nessun manager abbia fatto nulla per evitare il<br /> crollo, partito dalla pila 9. I magistrati parleranno tutto il<br /> giorno e anche la settimana prossima. Secondo quanto ricostruito<br /> dalla guardia di finanza gli allora manager non intervennero per<br /> evitare costi eccessivi e garantire maggiori dividendi ai soci.<br /> (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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