Inchiesta Pivetti: pm a Riesame, vanno sequestrati 4 milioni

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Di ANSA
Decreto Procura non fu convalidato da gip. Attesa la decisione
Decreto Procura non fu convalidato da gip. Attesa la decisione

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">MILANO</span>, 28 <span class="caps">GEN</span> – E’ stato discusso stamani, davanti<br /> al Riesame di Milano, il ricorso del pm Giovanni Tarzia contro<br /> l’ordinanza del gip con cui non era stato convalidato il<br /> sequestro preventivo d’urgenza, disposto dalla Procura, di circa<br /> 4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera Irene<br /> Pivetti e di un suo consulente, tra gli indagati per<br /> riciclaggio, autoriciclaggio e frode fiscale. Sequestro effettuato il 18 novembre in un’indagine della<br /> Procura su una serie di operazioni commerciali, in particolare<br /> la compravendita di 3 Ferrari Gran Turismo, che sarebbero<br /> servite, secondo l’accusa, per riciclare proventi di un’evasione<br /> fiscale. Con il dissequestro, deciso dal giudice Giusy Barbara<br /> il 29 novembre, le somme erano state restituite ai due indagati. Il sequestro era stato eseguito con l’avviso di chiusura<br /> delle indagini nei confronti di Pivetti e altre sei persone,<br /> ossia il consulente Pier Domenico Peirone, il pilota di rally ed<br /> ex campione di Gran Turismo Leonardo ‘Leo’ Isolani, la moglie<br /> Manuela Mascoli, la figlia di lei Giorgia Giovannelli, il notaio<br /> Francesco Maria Trapani e un altro imprenditore. L’importo che<br /> il pm aveva bloccato era di 3 milioni e mezzo di euro<br /> riconducibili all’ex esponente leghista e 500 mila euro al<br /> professionista. Il gip non ha convalidato in quanto non ha<br /> condiviso l’impostazione giuridica, ritenendo che il reato<br /> presupposto ai fatti contestati, ossia la sospetta evasione<br /> fiscale alla base del presunto riciclaggio, debba avere una<br /> diversa qualificazione. Oggi il pm ha messo sul tavolo gli elementi probatori alla<br /> base del decreto (davanti al collegio presieduto da Maria<br /> Cristina Mannocci), facendo notare, anche con una memoria, che<br /> le società coinvolte, anche basate a Hong Kong, sarebbero state<br /> solo ‘scatole vuote’, mentre le difese hanno presentato memorie<br /> e documenti per dimostrare la liceità dei flussi di denaro. I<br /> giudici decideranno nei prossimi giorni. (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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