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Chi aiutò e chi si salvò, la storia di un 'gesto giusto'

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Di ANSA
Roma,la topografia umana di chi ospitò gli ebrei.I Trella-Supino
Roma,la topografia umana di chi ospitò gli ebrei.I Trella-Supino

<p>(<span class="caps">ANSA</span>) – <span class="caps">ROMA</span>, 26 <span class="caps">GEN</span> – Fare la cosa giusta. A Roma il 16<br /> ottobre del ’43 l’unica cosa giusta da fare era dare un rifugio<br /> a chi rischiava la vita perché ebreo. La famiglia Trella decise<br /> che non poteva girarsi dall’altra parte e ospitò nel suo<br /> appartamento di via Olona, nel fiabesco quartiere Coppedé, i tre<br /> figli della famiglia Supino che fino a quel giorno avevano<br /> condotto una vita serena qualche civico più in là. Quel gesto,<br /> umano eppure eversivo nei tempi durissimi delle leggi razziali,<br /> ha cambiato il corso della storia delle due famiglie ed è<br /> sopravvissuto a ben tre generazioni: i discendenti dei Trella e<br /> dei Supino, che sono qui grazie a quella scelta, infatti sono<br /> amici. Ora il ‘Civico giusto’, iniziativa promossa per ricordare<br /> chi si è ribellato all’antisemitismo, ha voluto inserire<br /> l’appartamento di via Olona nella topografia solidale della Roma<br /> resistente al nazifascismo. I nipoti di chi aiutò e di chi si<br /> salvò tengono saldo il legame tra queste due famiglie che<br /> sfidarono la storia restando umane. Alcuni di loro vivono ancora<br /> in via Olona, come Paola Supino, figlia di Silvia, ai tempi<br /> feroci solo una bimba, e nipote di Paolo e Emma Supino. Altri ci<br /> sono tornati per onorare la memoria di chi fece la scelta giusta<br /> come l’attore Giovani Scifoni e la sorella Elena, figli di<br /> Chiara, e nipoti di Amalia e Serafino Trella, la coppia che<br /> ripudiò l’indifferenza. Li ha fatti incontrare Paolo Masini,<br /> ideatore e coordinatore del progetto, “per raccontare una storia<br /> di speranza, perché è grazie al coraggio e alla solidarietà di<br /> tanti romani ci fu chi riuscì a salvarsi dalla deportazione”.<br /> “Mia nonna Amalia non disse mai nulla di quei giorni terribili<br /> ma mia mamma mi raccontò di quando le Ss bussarono alla porta e<br /> nonna, dopo essersi sistemata il vestito, risoluta, riuscì a<br /> convincerli e non li fece entrare. I bimbi si erano nascosti<br /> sotto al letto”, dice Elena, figlia di Chiara Trella. Nonna<br /> Amalia erano una tosta, aveva la passione per le corse<br /> automobilistiche, aveva la patente e si era iscritta all’Aci di<br /> Napoli. Una donna audace e controcorrente, un carattere che di<br /> certo la soccorse nel pericolo e contribuì al gesto decisivo.<br /> (<span class="caps">ANSA</span>).</p>

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