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Johnson e il fuoco amico: la fronda dei conservatori, che chiedono le sue dimissioni

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Di Stefania De Michele
Boris Johnson in Parlamento
Boris Johnson in Parlamento   -   Diritti d'autore  JESSICA TAYLOR/AFP or licensors   -  

"In nome di Dio, vattene".
Un deputato conservatore britannico ruba le parole alla storia per invitare il premier Boris Johnson a dimettersi. Prima di lui, alla fine del 17esimo secolo, era stato il leader repubblicano Oliver Cromwell a pronunciare quella frase alla Camera dei Comuni (in polemica con il Parlamento creato dopo l’abbattimento della monarchia grazie all'impegno dello stesso Cromwell).

Corsi e ricorsi storici, dunque, con motivazioni diverse: Johnson è nela bufera per lo scandalo del party organizzato nel maggio 2020 a Downing Street, in pieno primo lockdown.

"Penso di essermi più volte espresso - dice Johnson, che rifiuta di dimettersi e ribadisce di ''essersi sempre preso le sue responsabilità". 

La richiesta di dimissioni

Ma la rabbia tra le fila dei conservatori per lo scivolone del primus inter pares porta alla defezione del parlamentare conservatore Christian Wakeford, passato alla concorrenza, e alla richiesta - reiterata - di dimissioni per Johnson, da entrambi i fronti, laburisti e tories.

Il leader laburista Keir Starmer ha parlato di condotta fuori norma per Johnson, paragonandola al decoro dei reali: "L'anno scorso Sua Maestà la Regina è rimasta da sola in seguito al decesso dell'uomo con cui era stata sposata per 73 anni. Ha seguito le regole del Paese che guida".

"Non era un party, ma un incontro di lavoro"

Boris Johnson insiste che non si trattava di party ma di eventi di lavoro. Ma le spiegazioni del premier non convincono. Il deputato conservatore Roger Gale ha detto a Euronews che il premier deve dimettersi: "Fondamentalmente, se c'è da bere e da mangiare, se si ha gente che fa scendere la tensione, quella è una festa e non un incontro di lavoro. Johnson ha detto alla Camera dei Comuni. È una delle ragioni per cui deve andarsene".

I deputati conservatori stanno valutando se innescare un voto di sfiducia nei confronti di Johnson, il politico che poco più di due anni fa ha portato i tories alla loro grande vittoria elettorale in quasi 40 anni.

Secondo lo statuto del partito conservatore, un voto di sfiducia al leader può essere attivato se a chiederlo sono 54  deputati, il 15% del totale degli eletti tories alla Camera dei Comuni.