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Ungheria, migliaia in piazza contro la legge sul lavoro

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Di Antonio Michele Storto
Ungheria, migliaia in piazza contro la legge sul lavoro
Diritti d'autore  REUTERS/Bernadett Szabo   -  
REUTERS/Bernadett Szabo

Erano circa 2mila i manifestanti che radunatisi di fronte al Parlamento ungherese, a Budapest, per protestare contro la nuova legge che porta da 250 a 400 le ore di straordinario che i datori di lavoro possono discrezionalmente richiedere ai dipendenti.

Il pagamento degli extra, per giunta, potrà avvenire entro tre anni, contro i 12 mesi in vigore finora.

"Oggi - ha detto Miklòs Hanjal, Portavoce del movimento "Momentum" - il Parlamento ha praticamente messo l'ultimo chiodo sulla bara democrazia: questo è davvero l'ultimo passo verso la creazione di uno stato a partito unico".

Gergely Gulyàs, Portavoce Premier:

"Quando qualche centianaio di persone marcia per le strade di Budapest, non solo è una cosa illegale senza il necessario preavviso ma, come abbiamo notato, c'erano anche attivisti politici aggressivi con i manifestanti".

Le opposizioni hanno invano cercato sino all'ultimo di bloccare il provvedimento, contestato in piazza dai sindacati che ora promettono ancor più battaglia.

Tamás Szűcs, Presidente Sindacato Insegnanti:

"Non c'è posto dove i lavoratori possano arrendersi, dato che questa è la legge sul lavoro più sfavorevole in Europa: è tempo che i sindacati dimostrino di poter superare i loro interessi individuali".

L'approvazione sta a significare che, d'ora in avanti, nelle aziende ungheresi ai dipendenti potrà essere chiesto di lavorare sei giorni a settimana, oppure cinque giorni con turni di dieci ore.

REUTERS/Bernadett Szabo

Per far approvare quella che è subito stata ribattezzata "legge sulla schiavitù", il premier Viktor Orbànsi è avvalso della sua maggioranza schiacciante, pari a due terzi dei seggi, polverizzando ogni obiezione da parte di un'opposizione sempre più impotente.

I manifestanti, arrivati in Parlamento immediatamente dopo l'approvazione, hanno gridato al tradimento da parte del Primo Ministro.

Quest'ultimo, dal canto suo si trova a guidare un Paese in grave deficit di forza lavoro: all'Ungheria servirebbero attualmente almeno 90mila lavoratori in più, dal momento che - per sfuggire a tutele e salari in costante calo - chiunque sia in possesso di un titolo di studio spendibile e conosca una o due lingue straniere preferisce migrare altrove.