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TAV: il grande dilemma

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TAV: il grande dilemma

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Un altro fronte caldo nel governo italiano. E il rischio di una spaccatura a Palazzo Chigi. Al centro del dibattito la tanto discussa TAV: la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

Al centro della campagna elettorale, ora il vertice del Movimento 5 Stelle ha deciso di premere invece sull’acceleratore e bloccare i cantieri della linea. Il premier Giuseppe Conte è pronto a seguire Luigi Di Maio. La TAV verrebbe sacrificata anche per fare spazio al gasdotto Tap.

Alla giravolta del Ministro Toninelli replica Matteo Salvini che stoppa con decisione ogni ipotesi di fermare la TAV, una delle opere più importanti che il nostro paese e l’Europa aspettano da anni per avere anche un ruolo da protagonisti nel mondo.

Una sfida ad altissimo rischio per il governo ma anche per l’economia e non solo quella Made in Italy. Facciamo tre conti: finire la Torino-Lione costerebbe circa 3 miliardi. L’Unione Europea potrebbe poi bloccare per 5 anni i finanziamenti a tutte le grandi opere infrastrutturali già approvate e ai cantieri già avviati. Realizzare i 57 chilometri di tunnel di base costa 8,6 miliardi. Il 40 per cento è a carico dell’Europa, il 35 per cento della Francia.

Attualmente sono stati già spesi 1,7 miliardi di euro per i lavori di preparazione: di questi il 50 per cento a carico dell’UE, il resto equamente diviso tra Italia e Francia. Secondo la Telt, la società che gestisce gli appalti della Tav, sono 81 le gare da assegnare entro la fine del 2019 per un totale di 5,5 miliardi.

Se da un lato gli abitanti della Val di Susa insistono sugli effetti negativi che quei binari avrebbero sul territorio, dall’altro ci sarebbero le penali per i contratti già stipulati e 4mila posti di lavoro a rischio.