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López Obrador, approccio dolce al potere

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López Obrador, approccio dolce al potere

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Negli anni il neopresidente messicano López Obrador è stato lo spauracchio delle élite messicane, accusato di demagogia populista ma anche considerato depositario di proposte pericolose per il paese.

Nei due tentativi precedenti di vincere le presidenziali ( nel 2006 e nel 2012) ha scontato la forte opposizione delle classi dirigenti.

In campagna elettorale come candidato della sinistra ha fortemente criticato le "minoranze rapaci" di imprenditori che con lui al potere smetteranno di rubare. "Stiamo per fermare la corruzione e poi toglieremo i privilegi" ha detto pubblicamente.

Tuttavia, con l'avvicinarsi della data delle elezioni, López Obrador ha ammorbidito i toni.

Andres Manuel López Obrador: "Abbiate fiducia. Sarà un cambiamento per il bene di tutto il popolo. Andrà bene per tutti, per tutti i messicani. Non ci saranno rappresaglie".

Un pragmatismo dominante ha spinto alcuni industriali a negoziare col candidato e schiudere una sorta di difficile tregua.

Gustavo de Hoyos, Presidente di Coparmex (Confederazione dei datori di lavoro messicani): "Tutti i candidati avranno bisogno del settore privato".

Ma cos'è che preoccupa? Per esempio il suo iniziale veto sulla realizzazione del nuovo areoporto di Città del Messico. Poi però ha parlato di un ripensamento. Alcuni investitori si sono comunque irritati come il miliardario Carlos Slim che ammette di preoccuparsi se quel che segue deriva da un criterio che si presenta sbagliato.

Altro tema scottante, la riforma del settore energetico del governo di Enrique Peña Nieto all'insegna degli investimenti privati, in particolare nel settore petrolifero, dopo anni di declino del colosso energetico statale Pemex.

López Obrador ora dice che rivedrà i contratti solo per verificare che non ci sia corruzione, come ha sottolineato uno dei pilastri della sua squadra, il consigliere Alfonso Romo. Per Romo "tutto quel che è buono rimane. Tutto quel che vale si mantiene".

Negli ultimi tempi, López Obrador si è circondato da economisti accreditati ed ha mandato messaggi concilianti assicurando che non ci saranno espropri o nazionalizzazioni.