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Il Messico vota tra speranza e violenze

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Il Messico vota tra speranza e violenze

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Urne chiuse in Messico dove si è votato per eleggere il nuovo presidente. In un clima di forte tensione il grande favorito resta Andrés Manuel López Obrador, leader del partito riformista Morena, che promette una nuova rivoluzione.

Oltre alle presidenziali, si vota per rinnovare anche i 500 membri del Congresso, 128 del Senato, oltre che per le amministrative, vale a dire 8 governatori, 1600 sindaci ed i membri dei consigli locali.

Obrador, volto della sinistra messicana, spera di ottenere una storica vittoria per il popolo. 64 anni, "Amlo", come lo chiamano i messicani, da tempo combatte contro la corruzione e la mafia al potere. Nella sua agenfa invertire la tendenza neoliberista, sconfiggere la corruzione, il narcotraffico, e governare per i più poveri. Dietro di lui, il giovane conservatore Ricardo Anaya, a capo di una coalizione di destra e sinistra.

Lo scrutinio arriva dopo una violenta campagna elettorale, caratterizzata da numerose aggressioni e omicidi. L'ultimo poche ore prima dell’apertura dei seggi, quando un cronista è stato ucciso a colpi di pistola nello stato di Quintana Roo. Senza domenticare i 133 candidati freddati negli ultimi mesi. La sfida sarà lottare contro la violenza dilagante: oltre 250mila persone uccise dal 2006 ad oggi.