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Migranti: vertice di Bruxelles Italia e Francia restano lontane

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Migranti: vertice di Bruxelles Italia e Francia restano lontane

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Conte domina a Bruxelles

Si conclude senza una sintesi scritta il vertice di Bruxelles sull'immigrazione, ma lascia particolarmente soddisfatto il premier italiano Conte, tanto da fargli dichiarare: ora il dossier migranti è veramente europeo.

La sua proposta è la prima che viene avanzata al vertice, un documento articolato in dieci punti, che la cancelliera tedesca Angela Merkel giudica "sistemico" ma che difficilmente potrà essere approvata dai 28. Così Merkel avanza l'ipotesi di procedere con accordi che coinvolgano più Paesi.

Giuseppe Conte parla per oltre 15 minuti, illustrando la il documento che, dicono fonti vicine a lui, ha curato personalmente fino all'ultimo minuto.

Proposta che non appiana le divergenze con Francia e Spagna, anzi Conte boccia la proposta francese di centri di accoglienza chiusi in Europa: "Non vogliamo diventare il campo profughi europeo", commenta.

Come era iniziato

Si era aperto sotto il segno della polemica il mini vertice europeo di Bruxelles. E vedeva l'Italia, quasi sola, contro tutti.

Malgrado le dichiarazioni provocatorie di Francia e Spagna verso Roma, Giuseppe Conte è stato il primo a prendere la parola presentando la proposta italiana, che vuole affrontare il problema in maniera strutturale imboccando un percorso che si articolerebbe su più livelli.

Non sono passati in secondo piano i botta e risposta, anche se a distanza, tra il presidente Macron e il ministro dell'Interno italiano,Matteo Salvini. Il presidente francese, incontrando ieri il premier spagnolo, Pedro Sanchez, aveva aperto agli hot spot su tutto il territorio europeo.

Gli Stati membri che fanno parte del gruppo di Visegrad hanno marcato visita, ritenendo il summit, convocato dalla Commissione europea e non dal presidente del Consiglio, non regolare.

Ecco la sintesi della proposta italiana divulgata dal governo:

"European Multilevel Strategy for Migration

L’Europa è chiamata ad una sfida cruciale. Se non riesce a realizzare un’efficace politica di regolazione e gestione dei flussi migratori, rischia di perdere credibilità tutto l’edificio europeo. Occorre un approccio integrato, multilivello che coniughi diritti e responsabilità. L’Italia vuole contribuire costruttivamente alla formulazione di questo nuovo approccio.

Dobbiamo passare dalla gestione emergenziale, alla gestione strutturale del fenomeno immigrazione. Ciò si realizza in primo luogo con la regolazione dei flussi primari (ingressi) in Europa, solo così si potranno regolare successivamente i flussi secondari (spostamenti intra-europei).

1. Intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018.

2. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con UNHCR e OIM. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund UE-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger.

3. Rafforzare frontiere esterne. L’Italia sta già sostenendo missioni UE (EUNAVFOR MED Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica, occorre rafforzare queste iniziative.

4. Superare Dublino (obiettivo più complesso). Nato per altri scopi, è ormai insufficiente. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo.

5. Superare criterio Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Riaffermare responsabilità-solidarietà come binomio, non come dualismo. È in gioco Schengen.

6. Responsabilità comune tra Stati membri su naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo. Superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti.

7. L’Unione europea deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la “tratta di esser umani” e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti.

8. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna. Occorrono centri di protezione in più paesi europei per salvaguardare diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento.

9. Contrastare movimenti secondari. Attuando principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali. Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra paesi maggiormente interessati.

10. Ogni Stato stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. E’ un principio che va rispettato, ma vanno previste adeguate contromisure finanziare rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati.

Bruxelles, 24 giugno 2018

Presidenza del Consiglio dei Ministri"