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Le ineguaglianze salariali, bomba a orologeria dell'Europa

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Le ineguaglianze salariali, bomba a orologeria dell'Europa

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Sapevate che il 20 per cento degli europei con il salario più alto guadagna 5 volte quel che guadagna il 20 per cento con il salario più basso?

Sappiamo che le ineguaglianze sono il risultato di una crescita del reddito più rapida ai livelli superiori e di una crescita più lenta della media ai livelli inferiori. È questa lenta crescita dei salari nelle fasce basse il principale problema dell'Europa da quando è scoppiata la crisi finanziaria. L'impatto è stato percepito soprattutto in paesi come la Romania e il Portogallo, ma è stato sentito anche in Italia e perfino in Germania. Quindi ecco la situazione attuale delle ineguaglianze salariali in Europa.

Ineguaglianze salariali: perché gli europei emigrano in altri paesi

Il salario minimo non è lo stesso in tutta Europa. I Muller vivono in un paese dove percepiscono 1.450 euro o più al mese. I Potamianos guadagnano fra i 650 e i 900 euro. I Badita guadagnano 500 euro o meno.

Anne e Jodi Newman hanno un salario inferiore a quello degli uomini, a causa del divario retributivo di genere (-16,2%). Anne vive in Estonia, dove il divario retributivo di genere è il più alto (-25,3%), mentre in Romania, dove vive Jodi, è il più basso d'Europa (-5,2%).

La famiglia Newman, come oltre il 70 per cento degli europei, lavora nel settore dei servizi, dove i salari sono di fascia alta. Con la crescita guidata dal consumo, in Europa molti posti di lavoro sono stati creati per persone come Steve Newman, ma nella fascia bassa dei salari.

Quindi, per guadagnare di più, Steve, come altri, vuole trasferirsi in un altro paese.

Nell'Europa orientale o in alcuni paesi del Mediterraneo Steve guadagnerebbe meno di 9 mila euro all'anno. Nell'Europa dei Quindici ne percepirebbe più di 25 mila.

Ma se riesce a integrare l'1 per cento in cima alla classifica dei salari in Francia, Regno Unito, Germania o Italia, Steve potrebbe guadagnare oltre 62 mila euro all'anno.

I posti di lavoro creati sono nella fascia bassa dei salari

Fra i posti di lavoro creati in Europa dal 2013, 2,7 rientrano nella cosiddetta categoria degli alti salari. Circa 800 mila posti di lavoro rientrano nei salari medi. Ma oltre un milione e mezzo di posti di lavoro sono stati creati nella categoria dei salari bassi.

Stiamo assistendo a questa tendenza in tutta Europa, in paesi che vanno dall'Austria alla Repubblica Ceca, nei Paesi Bassi, in Danimarca e perfino in Lituania, da dove i giovani se ne stanno andando in massa verso paesi dove possono guadagnare meglio.

La nostra inviata Charlotte Kan ha scelto la Lettonia, per vedere che cosa si sta facendo per aumentare i salari in modo da trattenere questa popolazione giovanile così importante.

In Lettonia la chiave è l'istruzione

Per i giovani di Riga avviare una carriera nel proprio paese non è una scelta scontata, considerati i bassi salari della Lettonia: 4 euro all'ora, 3 volte meno della tariffa oraria media dell'Unione europea. Anche le disparità di reddito sono più elevate che nel resto dell'Unione.

Per questa ragione i giovani poco a poco stanno lasciando il paese per trovare migliori opportunità altrove.

Lo scorso gennaio il governo lettone ha aumentato il salario minimo a 430 euro al mese: un modo di aiutare i redditi più bassi. Perché in termini di salari e di prospettive occupazionali, la Lettonia è un paese profondamente diviso, dice Vjačeslavs Dombrovskis, presidente del think tank Certus: "Se consideriamo il pil pro capite, a Riga abbiamo in media livelli simili al Regno Unito. Ma nelle province dell'Est, a sole quattro ore di distanza, il pil pro capite è al livello del Sud Africa. La disoccupazione a Riga è del 4-5 per cento, nella Letgallia di circa il 18 per cento. Le prospettive di lavoro, di carriera e i livelli di reddito della Lettonia sono molto inferiori rispetto a paesi come il Regno Unito, la Germania, la Francia... Sta diventando un paese di vecchi".

Per cercare di trattenere i giovani, la Lettonia sta puntando sull'istruzione, il cui impatto sulle prospettive di lavoro e di salario qui è maggiore che in molti altri stati membri dell'Unione. Da qui l'importanza di formare i giovani, in particolare in settori in espansione come le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

"È un settore in piena crescita, il governo sta investendo - spiega Janis Rocens, presidente di Swh Sets - perché le regole del gioco - le regole commerciali, le leggi fiscali - sono competitive, più competitive che nei nostri mercati di riferimento, quindi possiamo imporci più facilmente. Le prospettive per una società informatica come la nostra in Lettonia sono positive al cento per cento".

Salari più alti, più formazione per migliori prospettive di carriera e perfino un ministero della Diaspora per arginare il flusso dei giovani in fuga dal paese... La Lettonia cerca soluzioni durature per offrire ai giovani un futuro migliore e salvare la popolazione da un declino inesorabile.

Luca Visentini: "Coinvolgere le parti sociali per ritrovare la fiducia nell'Ue"

Come fanno gli altri paesi? Siamo andati a Bruxelles per conoscere il parere di Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati.

Maithreyi Seetharaman, euronews: Luca, l'abbiamo sfidata a portare un oggetto che significa ineguaglianza per lei, che cosa ci ha portato?

Luca Visentini, segretario generale di Etuc: "Ho portato questa bella bicicletta che mi è stata regalata dopo che sono stato eletto segretario generale della Confederazione europea dei sindacati nel 2015. È un simbolo del mio cammino verso l'uguaglianza, del mio dover pedalare per arrivare all'uguaglianza. E poi ho deciso di mettere nel cestino della bicicletta la mia tessera di previdenza sociale belga, che non è qualcosa che tutti possono avere e di cui tutti possono beneficiare. Diciamo che è un altro simbolo della lunga strada che dobbiamo fare per raggiungere una reale uguaglianza, anche in un paese ben sviluppato come il Belgio in termini di protezione sociale e diritti sociali".

euronews: Pensa davvero che le disuguaglianze influenzino la crescita?

Luca Visentini: "Assolutamente! Deprimono la produttività e la competitività, non rendono il mercato del lavoro efficiente. Purtroppo bisogna spendere molto denaro pubblico per dare sostegno ai lavoratori precari, gente che non avrà una pensione a fine carriera, che non ha accesso alla disoccupazione, famiglie che si trovano in una situazione di povertà, quindi dipendono dall'assistenza pubblica. Questo sottrae risorse agli investimenti. Alla fine è un circolo vizioso che distrugge il potenziale di crescita dell'economia".

Real Economy | Inequality

euronews: Pensa che il problema sia l'indebolimento della contrattazione collettiva in Europa?

Luca Visentini: "Il problema non è che i sindacati non sono forti come prima, il problema è che i sistemi di contrattazione collettiva sono stati attaccati durante la crisi e l'austerity. Il fatto che le istituzioni della contrattazione collettiva siano state smantellate ha prodotto sindacati deboli, ma anche associazioni padronali deboli. E quando le parti sociali sono deboli, è molto difficile gestire l'evoluzione dell'economia in modo da ridurre le ineguaglianze".

euronews: Ma a livello mondiale, è la globalizzazione stessa per sua natura a mettere i salari sotto pressione...

Luca Visentini: "Se consideriamo i costi di produzione ed esportazione di un'azienda, la componente salariale è molto bassa, dal 5 al 15 per cento, il resto sono investimenti, in particolare nell'innovazione tecnologica, nella digitalizzazione e nell'automazione dei processi, ma anche nella qualità della produzione, sono questi gli elementi che fanno la differenza in termini di competizione globale. L'esportazione riguarda la metà della produzione, l'altra metà va al consumo interno. Se aumentiamo i salari in linea con la produttività, aumentiamo le esportazioni ma al tempo stesso alimentiamo la domanda interna, e rendiamo il nostro modello di crescita economica davvero sostenibile nel lungo periodo. Se le parti sociali vengono coinvolte, possono contribuire. Se ci riusciamo, possiamo ritrovare fiducia nell'Unione europea".