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Le donne e il Festival di Cannes: buonismo o mancanza di coraggio?

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Le donne e il Festival di Cannes: buonismo o mancanza di coraggio?

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Ammirate, paparazzate, fotografate e rincorse sul red carpet. Le donne sono da sempre al centro del Festival del Cinema di Cannes ... Ma quest'anno attrici e registe hanno deciso di lanciare una sfida.

Kate Kinninmont, AD di "Women in Film and TV" - UK:

"E’ sempre esistita la concezione della donna-oggetto, spiega Kinnimont. Sembra che una donna bella non possa anche essere intelligente. Le donne non vogliono più essere come Marilyn Monroe di fronte alla telecamera. Non possiamo mostrare ragazze attraenti e manipolabili dagli uomini, il tempo è cambiato".

Anche sulla Croisette sbarca il Movimento “MeToo”. Lo scandalo di Harvey Weinstein, noto frequentatore di Cannes, continua a colpire. Tanto che ora il Festival ha prodotto la sua prima carta in favore della parità uomo-donna. Basti guardare alla giuria che in questa edizione è prettamente femminile.

Belle Donati, corrispondente Euronews da Cannes:

"Anche se si stanno facendo grandi passi in avanti, resta molto lavoro da fare, soprattutto per chi sta dietro la macchina da presa. Basta guardare il programma. Solo 3 dei 21 film in concorso per per la Palma d'Oro sono diretti da donne."

E' discriminazione o sono poche le pellicole presentate dalle registe?

Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes:

"Il Festival di Cannes è sempre stato etichettato come un evento dove alle signore viene dato poco spazio" dichiara il Direttore della manifestazione. "Ci sono stati anni in cui le donne rano del tutto assenti nel concorso dei premi. E’ una realtà artistica che non ha nulla a che fare con la selezione dei film."

1:33-1:48 - 'Rafiki', by Wanuri Kahiu, distributed by MPM Premium

Una delle sette registe in gara nella sezione "Un Certain Regard" concorda che ci vuole determinazione e si deve combattere molto.

Wanuri Kahiu, regista 'Rafiki'

"Voglio essere giudicata prima come regista qui, non come donna. Mi piacerebbe pensare che il mio film arrivi al festival solo per meriti artistici e non per una sorta di falso buonismo."

Intanto molte organizzazioni impegnate nella lotta per la parità di genere nel settore affermano che il problema va ben oltre l’industria cinematografica...

Anna Serner, AD di Swedish Film Institute

"Chi seleziona cosa può vedere la giuria? E’ sempre la stessa storia , ogni anno gli stessi nomi, penso che alcuni debbano andarsene e lasciare il posto ai nuovi."

L’obiettivo per il 2020 è avere giuria e film in gara composti in modo eguale da donne e uomini. Un progetto che – specie quest'anno - ha avuto il benestare dell'intero settore.