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Cannes unita contro la censura

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Cannes unita contro la censura

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Un red carpet molto particolare quello per la prima di “Leto”, il film russo di Kirill Serebrennikov. Sul tappeto rosso hanno sfilato tutti gli attori con tanto di cartelli ineggianti al regista assente per un procedimento penale a suo carico. Un atto di solidarietà.

Il candidato alla Palma d’Oro è ai domiciliari in patria accusato di frode fiscale per aver sottratto circa 900mila euro per finanziare il progetto artistico Platforma. Per il produttore del film, Ilya Stewart, è assurdo che un regista non posso essere presente a festival, tanto più per motivi del tutto poco chiari.

Secondo molti attori e registi coinvolti in quel progetto le accuse sono infondate. Kirill Serebrennikov sarebbe in stato di fermo per le sue posizioni politiche, smaccatamente anti-Putin e per essere un sostenitore dei diritti degli omosessuali. "Non gli è permesso di comunicare con il mondo esterno. Può parlare solo con il suo avvocato, la sua famiglia", ci racconta il produttore. "Può lasciare la propria abitazione dalle 8 alle 6 ogni giorno. Siamo stati in parte fortunati, mettiamola così, che l’arresto è accaduto quando ormai le riprese erano stato quasi tutte completate. Siamo riusciti a finire di girare il film. Kirill ha ultimato il montaggio a casa, da solo. Questo è un vero film d'autore. "

Serebrennikov non è solo... Come lui, anche il collega iraniano Jafar Panahi, in concorso per la Palma d'oro, non ha potuto lasciare il suo paese per raggiungere la Croisette. Intanto il Festival esprime tutto il suo sostegno per i cineasti a cui non viene concessa la libertà di espressione: "Stiamo collaborando con il ministero della cultura francese per avere qui Serebrennikov e Panahi. Cannes è politicizzata. Ma queste sono opere di artisti, non film politici. Avanti Putin!", dichiara il Direttore della manifestazione Thierry Fremaux.

Altra storia, altro film. "Rafiki" di Wanuri Kahiu, è stato censurato in Kenya per la rappresentazione di una storia d'amore gay. Qui è in competizione nella sezione Un Certain Regard. "Abbiamo seguito alla lettera la legge. Ci aspettavamo un’altra valutazione. Abbiamo creduto nel nostro paese. E’ una chiara violazione del nostro diritto alla libertà di espressione", ci fa notare la regista.

Secondo l'inviata di euronews Belle Donati quello che emerge è che il cinema deve essere aiutato e libero di esprimersi, specie in un momento come questo in cui può essere interpretato come una forza dirompente, specie in paesi dove la politica sta virando verso forme di autoritarismo.

Una piccola vittoria per il regista russo arriva da pubblico e critica. Applausi croscianti per Leto, “l’Estate” che si concentra su una stagione calda cruciale quella della Leningrado dei primi anni ’80.