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Dieselgate: un conto da 25milardi di dollari per Volkswagen

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Dieselgate: un conto da 25milardi di dollari per Volkswagen

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Il rinvio a giudizio dell'ex amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, è solo l'ultimo capitolo di un'inchiesta tentacolare che ha messo in seria discussione la credibilità del più grande costruttore d'automobili d'Europa.

Il cosiddetto Dieselgate esplode nel settembre del 2015, quando il gigante industriale viene accusato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) americana di aver dotato 11 milioni di autoveicoli, 600mila negli Stati Uniti, di un software in grado di ingannare i test anti-emissioni inquinanti.

Il conto da pagare per lo scandalo è di 25 miliardi di dollari.

La parcella "salata" include anche l'aggiornamento o il riacquisto dell'85% dei mezzi inquinanti venduti, da realizzare entro giugno 2019 per evitare ulteriori pene pecuniarie.

Il gruppo tedesco ha fatto sapere di aver già coperto l'onere per l'83% dei veicoli. Un'accelerazione dei tempi che rappresenta il tentativo di archiviare il prima possibile la vicenda. Un'azione che di va di pari passo con gli investimenti nella ricerca sulle auto elettriche, con l'ambizione di diventare leader del mercato delle auto green e "rifarsi una verginità".

Con quello di Winterkorn sale a nove il numero dei dirigenti del gruppo indagati. Due di questi, Oliver Schmidt e James Liang, sono già stati condannati rispettivamente a 7 anni e 3 anni e 4 mesi di galera.