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Romania: se i cani se ne vanno

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Romania: se i cani se ne vanno

Romania: se i cani se ne vanno
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La questione del randagismo in Romania è stata, spesso, gestita attraverso crudeli soppressioni di massa. Ora molte Ong hanno trovato una parziale soluzione inviando i cani in adozione all'estero. Il problema, in realtà, riguarda tutta l’Europa, soprattutto in alcuni paesi dove ci sono carenze giuridiche in materia di protezione degli animali-

I cani senza padrone non hanno mai avuto vita facile. A Bucarest, i piani di urbanizzazione forzata di Nicolae Ceauşescu produssero violenti cambiamenti architettonici. Circa 50.000 persone furono costrette a trasferirsi in abitazioni dove non si potevano ospitare gli amici a quattro zampe. I nostri simpatici animaletti si ritrovavano da soli per strada, con conseguenze poco felici.

Nel corso dei decenni, numerose Organizzazioni non governative e associazioni per i diritti degli animali hanno cercato di convincere le amministrazioni locali che l’unica soluzione a lungo termine era la sterilizzazione. Un metodo meno cruento dell’eutanasia.

Nel 1997 venne tentata una campagna di cattura, ma nella capitale esistevano soltanto 30 accalappiacani. Nel 2005, la stima dei cani randagi nella capitale era di 60.000 esemplari. Nel 2008, Marius Marinescu, senatore del Partito conservatore, propose e riuscì a far approvare la prima legge in Romania che mostrava attenzione per i diritti degli animali (legge 9/2008). Sarebbe poi dovuta esistere anche una seconda legge riguardante i cani randagi, che si sarebbe dovuta chiamare legge Marinescu 2. Questa proponeva l'abrogazione dell’eutanasia – eccetto per i casi in cui l’animale fosse aggressivo o soffrisse di qualche malattia incurabile.

In Romania è stato assunto, negli anni, personale locale (oltre 50 dipendenti tra operai, inservienti e veterinari), dando così la possibilità di contrastare una situazione di estrema povertà ed emarginazione sociale nella zona operativa di riferimento: un altro motivo di efficienza da cui prendere spunto. In tema di progetti virtuosi per combattere il randagismo, il modello con un network internazionale ben avviato come quello di Save The Dogs può quindi essere riproposto, non senza difficoltà, ma con una buona probabilità di successo. Ciò che serve è una grande dose di impegno, capacità gestionale, conoscenza delle realtà locali per stilare un buon progetto e ottenere i necessari finanziamenti, senza azioni individualistiche dettate dall’emozione come spesso se ne vedono nel mondo animalista.