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Raid in Siria, l'opinione di Edoardo Greppi, consigliere Ispi

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Raid in Siria, l'opinione di Edoardo Greppi, consigliere Ispi

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Sui raid missilistici che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno lanciato lo scorso sabato contro la Siria, molto è stato detto. Uno dei nodi ricorrenti nel dibattito pubblico riguarda la legittimità di un intervento formalmente non autorizzato dal consiglio di sicurezza Onu. Per capirne qualcosa di più ci siamo rivolti a Edoardo Greppi, docente di Diritto internazionale e consigliere dell'Istituto di studi di politica internazionale.

"Un attacco non deciso o autorizzato dal Consiglio di sicurezza non è legittimo, quindi il punto cruciale è questo: l'uso della forza nell'ordinamento internazionale in virtù della Carta Onu e del diritto consuetudinario è ammesso soltanto in caso di legittima difesa - e non è questo il caso - o nell'ambito di azioni del sistema di sicurezza collettiva. In assenza di una decisione o autorizzazione gli stati non sono autorizzati a usare la forza per proprio conto; anche se lo fanno nell'ambito di coalizioni e anche se lo fanno - com'è stato dichiarato dal Governo britannico, che è l'unico ad aver cercato di motivare il suo intervento, per impedire la perpetrazione di crimini contro l'umanità. Anche in quel caso si dovrebbe far riferimento all'unico potere decisionale legittimo, che è rappresentato dal Consiglio di sicurezza Onu"

Resta però aperto un interrogativo rispetto al ruolo della comunitéà internazionale di fronte a un simile disastro umanitario...

"E' chiaro che sotto il profilo politico e moraler tutti gli interrogativi restano: si può lasciare degenerare una situazione per sette anni, con centinaia di migliaia di sfollati e di profughi, con la comunità internazionale che sta a guardare? La risposta, purtroppo, è si, perché purtroppo il meccanismo prevede che la decisione di un eventuale uso della forza da parte del Consiglio di sicurezza debba essere autorizzata da tutti e cinque i membri permanenti. Dal momento che la Russia considera ormai la Siria come un proprio protettorato e di fatto sta vicendo la guerra e riprendendo il controllo del territorio, oggi porrebbe il veto su qualsiasi bozza di risoluzione che dovesse prevedere l'uso della forza. Di fatto l'unica via d'uscita sensata, e ragionevole di fronte al diritto internazionale sarebbe che l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche fosse non solo autorizzata ma anche aiutata e agevolata nello svolgimento delle indagini".